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05 luglio 2020, Aggiornato alle 21,21
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Infrastrutture

Napoli, il Grande Progetto si divide in due

Il piping sottomarino per la darsena petroli da un lato. Museo del mare, dragaggi e colmata per Levante dall'altro. Aiuti di stato: se Bruxelles darà l'ok per fine agosto, a settembre partono i primi bandi


di Paolo Bosso (da La Repubblica del 3 agosto 2013) 
 
Chiusa la prima metà dell'anno con l'abbandono di un armatore storico quale Ignazio Messina, lasciatosi alle spalle lo sciopero al terminal container Conateco, il porto di Napoli affronta questi ultimi mesi dell'anno con diverse incognite, a cominciare dalla nomina del presidente dell'Autorità portuale per finire con l'avvio del Grande Progetto.
Cominciamo dalla fine. È corsa contro il tempo per l'approvazione del finanziamento europeo da 240 milioni di euro. Il progetto - detto "grande" perché Bruxelles definisce tali tutti i finanziamenti superiori ai 25 milioni - ha avuto una lunga e travagliata gestazione. A marzo 2011 l'Ue l'ha dichiarato "ricevibile" e la Regione Campania l'ha inserito nei Fondi Europei di Sviluppo Regionale 2007/13. A luglio 2012 è entrato a far parte del nuovo Piano Regolatore Portuale che però a tutt'oggi non è stato ancora approvato dal ministero dei Trasporti. L'ok al Prp è un passaggio fondamentale per far rientrare il Grande Progetto in un finanziamento di interesse pubblico, quindi Fesr, quindi Ue. Il mancato inserimento nel Piano ha fatto così scattare un'istruttoria dell'Antitrust Ue per sospetti aiuti di stato sul Grande Progetto, in pratica sta verificando quanto i privati possano beneficiare degli investimenti. Authority e Regione non si sono fatte scoraggiare e proprio ieri l'ufficio Appalti e Contratti dell'Autorità portuale ha riformulato il Grande Progetto in un pacchetto composto di due tronconi, da inviare a Bruxelles affinché possa dare il definitivo responso entro fine agosto sull'affaire aiuti di stato.
Ma che cos'è il Grande Progetto? Si tratta di una serie di opere infrastrutturali, alcune di grande valore. Grossomodo i punti di intervento sono tre: a mare i dragaggi, la bonifica dei fondali e la realizzazione di un piping sottomarino per i petroli; sulle banchine la realizzazione di una cassa di colmata per la famosa darsena di Levante (il progetto pluridecennale mai partito del nuovo terminal container); a terra la riorganizzazione della rete stradale, ferroviaria e fognaria, con un occhio alla distribuzione dell'energia elettrica. Un progetto grande, forse troppo, che va oltre le aree demaniali, ponendosi in bilico tra pubblico e privato. Per esempio, sul piping, l'Authority deve fronteggiare la forte opposizione delle multinazionali del petrolio. Da qui l'idea di dividerlo in due parti. La prima prevede il contestato piping, l'escavo dei fondali di accesso e quelli della darsena petroli. Vale 85,8 milioni e slitterà al prossimo Por-Fesr 2007/16 o in un Piano di Accumulo del Capitale. La seconda parte include tutto il resto e vale 154,2 milioni da spendere entro il 15 dicembre 2015. Totale: 240 milioni. «Se per fine agosto Bruxelles dovesse dare l'ok a tutto il pacchetto – spiega Renato Notarangelo, dirigente ufficio Appalti e Contratti dell'Authority con delega al Grande Progetto – abbiamo già in serbo diversi bandi: a settembre strade e ferrovie, a ottobre bonifica fondali e museo archeologico al palazzo dell'Immacolatella, a gennaio 2014 il prolungamento della diga foranea, infine a marzo 2014 l'escavo dei fondali di accesso al porto».
Nonostante le difficoltà, pare quindi che il Grande Progetto vada avanti. Ma non è tutto oro quel che luccica, soprattutto quando, in attesa delle burocrazie nazionali ed europee, il porto di Napoli, commissariato da quasi cinque mesi, continua a restare senza guida.