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Porto di Napoli
20 novembre 2018, Aggiornato alle 17,16
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Porto di Napoli, dragaggi in ritardo di tre mesi

Per Spirito la causa del ritardo sta nella 'tela di Penelope' delle analisi ambientali. Stavolta sotto accusa è l'Arpac


a cura di Paolo Bosso

Si allungano di almeno tre mesi i dragaggi nel porto di Napoli, iniziati alla fine del 2017. Sarebbero dovuti finire a dicembre di quest'anno ma una nuova scadenza fissata dall'Autorità di sistema portuale (Adsp) del Tirreno centrale lo sposta a marzo 2019. «È una tela di Penelope che si aggiorna ogni giorno, ogni minuto, ogni ora», riferisce all'Ansa il presidente dell'Adsp, Pietro Spirito. La ragione è sempre la stessa, quella alla base della paralisi di qualunque lavoro di allivellamento del fondale della gran parte dei porti commerciali italiani: le analisi ambientali, un business strutturato, documentato, blindato dietro la ferrea burocrazia della pubblica amministrazione. Sotto accusa, in questo caso, è l'Agenzia regionale per l'ambiente (Arpac). 
 
«I dragaggi al porto di Napoli sono ripresi dopo uno stop and go per l'ennesima rimodulazione della matrice dei controlli da parte dell'Arpac», spiega all'Ansa il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Tirreno centrale, Pietro Spirito. «Ora lo abbiamo superato – continua – e ripendiamo. Dovevamo finire a dicembre e invece finiremo a marzo 2019. Purtroppo l'Italia è un Paese complicato e il primo ostacolo da superare è la burocrazia». Diverse le interruzioni: «Avevamo già concordato il sistema di controlli sulle sabbie con l'Arpac prima dell'inizio dei lavori ma poi ci hanno chiesto di imodularli a lavori in corso. Quindi i lavorì sono pariti, poi sono stati interrotti, poi ripartiti e interrotti di nuovo».
 
L'opera di dragaggio escaverà oltre un milione di metri cubi di sedimenti, pari a un volume contenuto in pressappoco 345 piscine olimpioniche. Costo, circa 45 milioni di euro, erogati dal "Grande progetto" Ue (POR 2014-2020), anche se la base d'asta è di 25 milioni. Costi, insomma, destinati a salire.
 
Nonostante questo rallentamento per un'opera che si attende praticamente da sempre, diverse altre vanno avanti. Quella per il nuovo terminal container darsena di Levante (che dipende dai dragaggi visto che i sedimenti vanno a tombare una banchina), su cui Adsp e Rete Ferroviaria Italiana hanno avviato uno studio per un allaccio ferroviario. La gara per il molo Beverello, che dovrebbe partire nelle prossime settimane, e quella per la realizzazione di un deposito costiero di gas naturale liquefatto.
Tag: napoli - porti - dragaggi