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28 luglio 2021, Aggiornato alle 16,09
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Logistica

Porti congestionati, NRF scrive alla Casa Bianca

Ripresa poderosa del commercio, scarsità di materie prime, blocco di Suez e quarantena a Shenzhen. La National Retail Federation denuncia una situazione che non riguarda solo gli Stati Uniti

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden (jlhervàs/Flickr)

a cura di Paolo Bosso

La National Retail Federation (NRF) degli Stati Uniti, la più grande associazione di commercio al dettaglio del mondo, ha scritto alla Casa Bianca chiedendo un incontro con il presidente Joe Biden e alcuni funzionari dell'amministrazione. Argomento, le continue interruzioni alla catena di approvvigionamento che stanno portando alla congestione dei porti statunitensi.

La scorsa settimana NRF ha rivisto le previsioni annuali di vendita al dettaglio, che dovrebbero crescere tra il 10,5 e il 13,5 percento a oltre 4,44 trilioni di dollari, accelerando significativamente la ripresa economica del 2021 rispetto al lockdown che ha caratterizzato il 2020.

Aprile, un po' in tutto il mondo, è stato uno dei mesi più intensi nella storia del traffico di portacontainer, con i noli che stanno raggiungendo e superando livelli senza precedenti. In un sondaggio recente è emerso che oltre il 97 percento dei rivenditori intervistati da NRF affermano di essere stati colpiti da ritardi portuali e di spedizione. «In molti casi i rivenditori assorbiranno questi costi e non li trasferiranno ai consumatori. Tuttavia, molti piccoli rivenditori potrebbero non avere altra scelta che trasferire questi costi sui consumatori, soprattutto perché devono affrontare altre sfide con la riapertura delle loro attività», ha concluso Shay.

La lettera della NRF arriva a corollare un periodo difficile per la logistica internazionale dei trasporti, dovuto a una serie di fattori. In primo luogo, la ripresa economica dei Paesi industrializzati in conseguenza del drastico calo dei contagi da coronavirus, che hanno spinto le fabbriche a ordinare massicciamente materie prime per la creazione dei loro prodotti, creando una crisi dell'offerta che si è ripercossa, per esempio, sulla disponibilità dei conduttori elettrici, sui microchip, ma anche, in alcune regioni, su quella di carta, caffé, acciaio e  scatoloni da imballaggio, per citarne qualcuno.

Per lo shipping, che trasporta tutte queste merci, questa crisi si concretizza in una difficoltà crescente nel consegnarle in tempo, a cui si affianca una cronica mancanza di container vuoti da riempire, che va avanti da ben prima della pandemia. Se a tutto questo si aggiunge il blocco di sei giorni a marzo del canale di Suez – dopo l'incaglio e il disincaglio della portacontainer Ever Given –, che avrà ripercussioni ancora per i prossimi mesi, e la quarantena delle ultime settimane scattata nel terminal di Yantian di Shenzhen, in Cina, la tempesta si è fatta perfetta. Si stanno accumulando enormi ritardi a macchia di leopardo, a seconda dell'area commerciale interessata con i suoi terminal portuali, gli hub logistici di terra e gli scali marittimi.

Matthew Shay, presidente e CEO della National Retail Federation, spiega che «l'interruzione della catena di approvvigionamento, in particolare la congestione che colpisce i nostri principali porti, stanno causando sfide significative per i rivenditori americani. I problemi di congestione non solo hanno aggiunto giorni e settimane alle nostre catene di approvvigionamento ma hanno portato a carenze di inventario che incidono sulla nostra capacità di servire i nostri clienti. Inoltre, questi ritardi hanno aggiunto costi di trasporto e stoccaggio significativi per i rivenditori».

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