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18 giugno 2021, Aggiornato alle 17,30
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Cultura

Port Town, Long Beach racconta il suo porto

In un libro la storia della crescita e del successo dello scalo californiano. Un percorso che ha coinvolto tutta la collettività


di Marco Molino

Un porto si costruisce dove prima c'erano solo onde che si frangevano sulla riva. Per un porto si può (e si deve) lottare perché è un bene comune, una porta sempre aperta sul mondo, una occasione di sviluppo. Lo scalo di una città di mare è anche un pezzo di storia, uno scrigno di memoria marinara. Per gli abitanti di Long Beach, il centro californiano a sud di Los Angeles, i moli sono come un parco urbano, le navi rappresentano l'economia in movimento ma anche la fantasia che prende il largo. Questo rapporto privilegiato con il proprio waterfront naturale e commerciale è raccontato come un'epopea nel libro Port Town, scritto dai giornalisti marittimi George e Carmela Cunningham.

Nel volume di 524 pagine è possibile seguire la storia del porto e dei suoi molteplici protagonisti – soldati, sognatori, avventurieri e costruttori – come una lenta conquista: dal fango paludoso all'attualità di uno degli scali più green e moderni del mondo, il più importante della West Coast. Davanti ai nostri occhi prende forma una Long Beach che non è soltanto la città svagata delle tavole da surf e dei falò al tramonto sulla spiaggia. C'è qualcosa di più concreto. Emerge la consapevolezza, ormai diffusa, che il porto è patrimonio da tutelare e sostenere per il benessere della collettività. Il raggiungimento di una maturità istituzionale e della società civile da cui dovremmo trarre insegnamento.