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Politiche marittime

PNRR, de Crescenzo: "Visione limitata per i porti del Sud"

Secondo il coordinatore di Confetra Mezzogiorno si rischia un'Italia a due velocità, con un Nord industrializzato e internazionale e un Meridione localizzato ai traffici interni

Domenico de Crescenzo, coordinatore Confetra Mezzogiorno

L'attuale versione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il programma di investimenti che l'Italia presenterà alla Commissione europea nell'ambito del Next Generation EU (lo strumento per rispondere alla crisi economica e sociale della pandemia), rischia di creare un'Italia a due velocità, con un Nord che spinge verso l'internazionalizzazione industriale e un Sud sempre più localizzato alle attività intra-mediterranee. Se ne discuterà nel corso di un webinar che analizzerà le opportunità che si aprono per il Mezzogiorno con il PNRR. Il sistema logistico del Mezzogiorno: sfide e opportunità. Il PNRR è la risposta? È il titolo dell'evento, organizzato da Confetra Mezzogiorno, che si terrà il 16 marzo alle ore 15 con un panel di industriali, esperti di logistica, professori di trasporto e analisti.

«Servirà a dare una scossa al Mezzogiorno, invitando relatori di spicco», commenta Domenico de Crescenzo, coordinatore di Confetra Mezzogiorno. «Guardando al terzo documento PNRR - continua – emerge come lo sviluppo portuale per il Sud guardi alla sola posizione geografica. È un errore di prospettiva perché non è la sola collocazione che conferisce un ruolo commerciale ma il sistema industriale alle spalle. È il limite con cui sono state fatte le Zone economiche speciali».

Secondo de Crescenzo la riduzione della portualità del Sud alla manifattura e alla logistica - con la Campania e la Puglia tra le regioni di spicco - «rappresenta un assetto fragile. I porti vanno pensati come un asset per l'industria. L'aspetto peggiore dell'attuale PNRR è che dà ai porti del Mezzogiorno due sole missioni, i traffici intra-mediterranei e il turismo. Presi di per sé è chiaro che sono importanti ma non possono costituire una funzione primaria, c'è bisogno di qualcosa di più concreto. Il dibattito servirà a capire cosa. Se per la diga foranea di Genova si potrebbero spendere 2 miliardi di euro, quali sono le nostre prospettive? Negli anni Settanta si diceva che nel 2020 si sarebbe colmato il divario tra Nord e Sud. Oggi siamo in una situazione peggiore».

In sintesi, è la visione mediterranea associata ai soli porti del Meridione ad essere sbagliata, semplicemente perché non è la stessa dei porti del Settentrione. Un esempio recente per de Crescenzo è la zona orientale del porto di Napoli, dove si sta costruendo un grande terminal container, la Darsena di Levante. Attualmente la progettualità della zona, con alle spalle la popolosa area di San Giovanni, soffre una certa confusione tra missione commerciale e vocazione turistica. «Il progetto della Darsena – conclude de Crescenzo - è del 1997, quando le grandi navi arrivavano a 8 mila TEU. Oggi è già superata? Ma la questione è: qual è la sua vocazione? Quali attività rilancerebbero effettivamente l'area, in coerenza con un assetto portuale industriale preesistente?».

I relatori
Domenico De Crescenzo, coordinatore di Confetra Mezzogiorno, in qualità di moderatore;

Ennio Cascetta, professore ordinario di Pianificazione dei sistemi di trasporto, Università Federico II di Napoli;

Vito Grassi, vicepresidente di Confindustria;

Alessandro Panaro, capo del dipartimento Maritime & Energy del centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno;

Federico Pirro, professore presso il dipartimento di Studi umanistici dell'Università di Bari.

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