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04 ottobre 2022, Aggiornato alle 21,13
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Politiche marittime

PNRR, 30 miliardi per shipping e logistica

Secondo i calcoli di SRM-Intesa San Paolo, le risorse per il trasporto in generale sono senza precedenti e serviranno ad ambiente, intermodale, digitale e zone economiche speciali

(Bernard Spragg. NZ/Flickr)

Secondo i calcoli del centro Studi  e Ricerche per il Mezzogiorno (SRM) di Intesa Sanpaolo, per le aziende dello shipping e della logistica il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) mette a disposizione circa 30 miliardi di euro. Il calcolo somma gli investimenti del PNRR che non riguardano solo i porti (ai quali destina circa 4 miliardi) ma anche tutte le infrastrutture collegate, quindi strade, ferrovie, interporti, parco veicolare, tra gli altri. In due parole, lo shipping e la logistica

La trasformazione più profonda, spiega SRM nel corso della partecipazione come relatore a un convegno dei Giovani di Confitarma, sta avvenendo nell'uso del combustibile, con investimenti sempre più consistenti nelle alternative al bunker come il gas naturale liquefatto, l'ammoniaca, il biometano e il metanolo. Nei prossimi tre anni, fino al 2024, gli ordini ai cantieri navali di portacontainer alimentate con combustibile a basse emissioni raggiungerà il 17 per cento del totale, con una quota di carico di ben il 28 per cento.

L'altra metà del cielo, però, secondo SRM, è il trasporto intermodale: se la catena logistica è una sola, anche il trasporto terrestre dovrà essere altrettanto ecologico. Nel 2021 le imprese che utilizzano l'intermodale, quindi il trasporto combinato su strada e treno, sono passate dal 17 al 23 per cento nel giro di un anno, con La Spezia e Ravenna che registrano la crescita migliore del combinato strada-ferrovia. Cold ironing (elettrificazione delle banchine), energie rinnovabili e rifornimento di carburanti verdi chiudono il quadro.

Un altro fattore è la digitalizzazione, soprattutto per la velocizzazione della burocrazia. Crescono le aziende che utilizzano sempre di più le piattaforme digitale per la gestione delle operazioni, anche perché sono sempre di più gli operatori clienti, o i vettori/armatori, a obbligare in qualche modo l'utenza ad adeguarsi. Delle imprese italiane intervistate da SRM, il 62 per cento utilizza piattaforme digitali ma solo il 24 per cento con regolarità.

Infine, la messa a regime delle Zone economiche speciali (Zes), istituite da qualche anno ma di fatto inutilizzate. Per questo istituto il PNRR destina 630 milioni. Le Zes sono otto e si trovano tutte nel Mezzogiorno perché nascono per stimolare l'attività d'impresa del Meridione.

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