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20 ottobre 2020, Aggiornato alle 21,16
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Più intermodalità per attrarre investitori globali. Rapporto Ispi sui porti italiani

L'indagine dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale analizza criticità e prospettive del settore


Nonostante la crisi economica e commerciale causata dalla pandemia globale, i porti italiani possono ancora attrarre investitori internazionali. Lo afferma un nuovo rapporto pubblicato dall'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi), un think tank italiano con sede a Milano.

"Il primo semestre dell'anno, quello caratterizzato dall'impatto del lockdown, ha visto il numero di merci in transito nei porti italiani contrarsi del 12% in termini di tonnellaggio", spiega il rapporto dell'Ispi. Questi dati sono in linea con la contrazione del traffico del settore marittimo a livello globale, derivante non solo dalla Covid-19 ma anche dalle crescenti tensioni commerciali internazionali, in particolare quelle tra Cina e Stati Uniti", aggiunge il rapporto.

Il documento Ispi prosegue però affermando che operatori cinesi, olandesi, tedeschi e turchi stanno emergendo come possibili investitori nei porti italiani perché la posizione dell'Italia al centro del Mediterraneo la rende un hub per il traffico marittimo regionale e globale. Gli analisti dell'istituto spiegano che i porti italiani, per diventare più competitivi e attrarre investitori internazionali, devono aumentare la loro "intermodalità", cioè la connessione con le infrastrutture ferroviarie. 

Come modello operativo, il report ricorda che nel marzo 2019 l'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, che comprende il porto chiave di Trieste nell'Italia nord-orientale, ha annunciato di aver firmato un memorandum d'intesa con la China Communications Construction Company proprio con l'obiettivo di potenziare l'infrastruttura ferroviaria nella regione portuale.
 

Tag: porti