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20 settembre 2018, Aggiornato alle 18,49
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Pili (Unidos): "Stoppate la convenzione di Tirrenia"

Contro il caro-traghetti e per la 'redistribuzione' della continuità territoriale, l'ex governatore della Sardegna lancia una petizione


di Paolo Bosso

«La convenzione tra Tirrenia e lo Stato vale fino al 2021 e va rescissa prima. Lo strumento calmieratore di Tirrenia è strumento di speculazione per le rotte insulari. I 73 milioni servono per speculare sulle tariffe visto che per due terzi dell'anno i sardi pagano il 30 per cento in più: questo è abuso di un contributo pubblico». Mauro Pili, ex governatore della Sardegna (2001-2003) e leader del partito sardo Unidos, legge così le dinamiche armatoriali che gravano sulla Sardegna, tra caro-traghetti, concorrenza e contributi statali per la continuità territoriale. Ha lanciato una petizione – quella aperta ai cittadini, su change.org – in cui si chiede al ministero dei Trasporti, guidato da Danilo Toninelli, e al governo di revocare la convenzione e predisporre «sulle rotte da e per la Sardegna una vera e propria continuità territoriale al servizio dello sviluppo economico e sociale dell'isola che cancelli monopoli e discriminazioni».

Pili ha confrontato i prezzi di agosto delle compagnie che operano sulla Genova-Olbia. Basandosi su un biglietto che include una coppia e due figli in andata e ritorno, Grimaldi e Corsica Ferries si muovono sotto i 600 euro, Moby sfiora gli 800 e Tirrenia supera i 1,000. «Prezzi scandalosi e inconcepibili», secondo Pili, da parte dell'ex compagnia di bandiera.

Convenzione: contributo a persona o gara 
Per Pili, la convenzione statale che permette all'ex compagnia di bandiera di garantire la continuità territoriale va riscritta, redistribuita, oppure abolita. La convenzione Stato-Tirrenia è un riequilibrio dei costi: chi raggiunge un'isola ha costi maggiori in entrata e uscita. Secondo Pili ci vorrebbe invece un «contributo a persona, di sistema, gestibile da tutti in assenza di gara, oppure una competizione europea. Qui, invece, c'è stato un affidamento». Il principio alla base della continutà terrioriale è garantire via mare gli stessi standard del trasporto ferroviario. Secondo Pili, questo standard va redistribuito anziché concentrato su una sola compagnia.

Pili spiega in questi termini la continuità territoriale, quella che garantisce collegamenti analoghi a un tratto stradale o ferroviario. «Il gap insulare deve essere misurato. Se io prendo un'auto da Roma a Milano, e pago i caselli autostradali, consumo benzina. Come Stato, per abbattere il surplus di costi via mare utilizzerei i contributi per dare agli operatori la possibilità di stabilire una tariffa massima sulla quale operino nel libero mercato. L'armatore ottiene il contributo sulla base del costo aggiuntivo durante i viaggi invernali. Sulla base di questo calcolo si dovrebbe consentire di distribuire agli operatori compensazioni funzionali all'abbattimento dei costi».

Tirrenia: acquisizione non pagata?
Nella petizione si legge che Moby, proprietaria di Tirrenia, non sta pagando le rate d'acquisto della compagnia statale, riferendosi a una recente relazione dell'agenzia di rating Moody's. Con il governo precedente è stato accordato un differimento di 180 milioni di euro in tre rate: 55 milioni nel 2016, 60 milioni nel 2019 e 65 milioni nel 2021. La prima rata, a quanto pare, non è stata ancora saldata.

La Commissione europea sta indagando dal 2012 sulla convenzione Stato-Tirrenia come possibile aiuto di Stato. Secondo Moody's è possibile che si vada verso la procedura d'infrazione. «Questo governo del cambiamento – afferma Pili - se sarà tale dovrà dimostrare di essere o non essere complice. C'è un rischio erariale: chi firma per finanziare una compagnia con 73 milioni di euro, a maggior ragione dopo una sentenza Antitrust e l'analisi di Moody's, ne risponde erarialmente». Pili si riferisce alla multa comminata dall'Antitrust a Moby e Cin, compagnie del gruppo Onorato (in cui rientra Tirrenia), sospesa dal Tar a luglio. «L'Antitrust – spiega - ha stabilito che l'incremento dei prezzi non è dipeso dal caro carburante ma da un pacchetto speculativo dovuto al fatto che le regioni insulari sono raggiungibili solo via mare». Secondo Pili, il ministro Toninelli dovrebbe stoppare il contributo pubblico insieme al direttore generale del dicastero. «Un ministro del cambiamento - afferma - stoppa il pagamento, pone una formula transitoria e chiede la riscrittura o rescissione».

«È evidente – conclude Pili – che i 56 milioni di utili di Tirrenia sono frutto del contributo pubblico. Con quelle tratte dovrebbe avere un utile d'impresa corretto ma senza guadagnare. Sulle rotte di servizio pubblico non si specula, si fa utile d'impresa, lo dice la Commissione europea».