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16 giugno 2024, Aggiornato alle 19,42
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Infrastrutture

Petrobras demolisce una nave in Brasile per la prima volta

Un traguardo significativo per lo smantellamento navale responsabile, ancora oggi fatto per lo più tramite lo spiaggiamento, lungo le coste di India, Pakistan e Bangladesh

Il giacimento di Campos, in Brasile (petrobras.com.br)

Petrobras, la principale compagnia energetica brasiliana, ha raggiunto un traguardo simbolico ma significativo nelle attività di demolizione navale sostenibile con la vendita all'asta di una piattaforma offshore galleggiante in Brasile.

Si tratta della vendita a inizio luglio dell'unità galleggiante P-32, che ha operato nel giacimento Marlim del bacino di Campos. In una collaborazione supervisionata da Petrobras, l'acciaieria Gerdau e il cantiere navale Ecovix sono stati incaricati della responsabilità e riciclaggio ecocompatibile della piattaforma. «Con questa decisione per la prima volta una nave commerciale alla fine del suo ciclo di vita verrà smantellata in Brasile», commenta Nicola Mulinaris, senior communication and policy advisor della organizzazione non governativa Shipbreaking Platform. «Una mossa significativa che non solo apre la strada allo sviluppo di un'industria del riciclaggio navale in Brasile ma stabilisce anche un importante precedente per il trasporto marittimo e petrolifero e del gas, incoraggiando altri armatori ad adottare strategie simili per lo sviluppo delle capacità».

La notizia segue di pochi giorni un importante passo verso l'adozione della Convenzione di Hong Kong, che disciplinerà a livello internazionale, una volta entrata in vigore nel 2035, la demolizione navale sicura, anche se per Shipbreaking Platform non apporterà in realtà cambiamenti significativi.

Nei prossimi cinque anni, Petrobras dovrebbe ritirare almeno 26 navi, spendendo una cifra considerevole per le attività di smantellamento, quasi 10 miliardi di dollari. Pochi mesi fa il gigante del petrolio e del gas ha annunciato l'adozione di una nuova politica che impone il riciclaggio delle navi solo in strutture dotate di bacini di carenaggio o superfici impermeabili con sistemi di drenaggio, anziché tramite lo spiaggiamento e lo smantellamento all'aria aperta, la pratica più comune in Bangladesh, India e Pakistan, dove vengono demolite (a un costo decisamente inferiore rispetto a farlo in un bacino di carenaggio) la maggior parte delle navi nel mondo con conseguenze gravissime sulla salute e la sicurezza sul lavoro per gli operai che ci lavorano. Con queste mosse Petrobras si inserisce quindi tra gli armatori responsabili, compresi i concorrenti SBM Offshore e Shell, che scelgono cantieri di demolizione con infrastrutture che consentono una gestione sicura ed ecologica.

«Dopo anni di vendita di numerose vecchie navi per demolizioni sporche e pericolose sulle coste dell'Asia meridionale, Petrobras si è finalmente impegnata nella tutela dell'ambiente rinnegando inequivocabilmente tali pratiche. Inoltre, la loro decisione di optare per una soluzione domestica, sfruttando le infrastrutture all'avanguardia disponibili in Brasile, dimostra che è possibile trovare soluzioni alternative e migliori per l'arenamento», conclude Mulinaris.

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Tag: ambiente