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22 febbraio 2019, Aggiornato alle 16,38
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Politiche marittime

Navi in porto per lavori, le regole della sicurezza

Le linee guida ILO e la responsabilità del comandante cui devono attenersi i soggetti del traffico marittimo


di Nicolò ReggioDL News

Leggo la nota a firma Magarelli sulla sicurezza sul lavoro in aree portuali e, per completare il panorama lì illustrato, vorrei aggiungere alcune considerazioni che hanno origine da fatti accaduti, nonché da procedimenti penali che ne sono seguiti. Vero che sia il DLgs 271/99 sia il DLgs 272/99 sono rimasti senza regolamenti attuativi, pur essendo in vigore dal febbraio 2000, ma altri strumenti sono di riferimento normativo attuale per le attività di bordo e per quelle portuali per le navi in esercizio, ovvero non in sosta per lavori.

Per le prime vale quanto previsto dall'ISM Code dell'IMO (tramite l'SMS) con le successive correzioni apportatevi mediante risoluzioni del Maritime Safety Committee (solo in tema di safety), mentre per le seconde valgono le linee guida disposte dell'International Labour Organisation e di riferimento per le Aziende Sanitarie Locali, con competenza sulle aree portuali, seppur si tratti di "linee guida". Si nota subito una forte criticità: le norme IMO si riferiscono alle navi e alle loro relative dotazioni, mentre le linee guida ILO si riferiscono al lavoro in ambito portuale ed alle relative dotazioni per la movimentazione di merci e di passeggeri.

Nessuna delle due tratta la materia delle interferenze e delle interazioni che necessariamente si realizzano tra nave e infrastrutture portuali, tra equipaggio e lavoratori portuali, in qualsiasi luogo del mondo. Invero, come prescritto dall'IMO, tutte le attività lavorative svolte dall'equipaggio a bordo della nave sono oggetto di analisi e valutazione dei rischi, finalizzate a stabilire procedure atte alla riduzione degli impatti che erronee azioni possano avere sulla sicurezza dell'individuo, della nave e dell'ambiente. A tal proposito vedasi la Risoluzione MSC 273(85) del luglio 2010.

Di fatto ogni tipologia di nave richiede l'adozione di misure (strumentali e procedurali) diverse per ridurre al minimo il rischio residuo cui il lavoratore (membro d'equipaggio) resta soggetto nello svolgimento delle sue mansioni. Ovvio che alcune misure possano essere standardizzate (tipo l'adozione dei DPI), altre no e debbano essere oggetto di tempestiva valutazione, comunque secondo criteri standardizzati.

Cosa succede quando a bordo intervengono forze di lavoro esterne alla nave, quindi non soggette alle procedure previste dall'SMS? Le linee guida dell'ILO si fermano al confine tra nave e infrastrutture portuali quindi deve intervenire l'unica autorità con potere decisionale a bordo della nave, ovvero il Comandante anche quale rappresentante dell'Armatore. Egli deve quindi imporre che tutti i lavoratori esterni che abbiano accesso a bordo indossino i DPI idonei al tipo di lavoro da svolgere, come anche previsti per l'equipaggio, e pretendere che il loro datore di lavoro abbia fornito loro adeguata formazione mediante sottoscrizione di documento di conferma.

Ma il Comandante dovrà anche pretendere la preventiva sottoscrizione di una manleva riferita sia a potenziali danni alla persona sia alla nave ed alle sue dotazioni per causa di manodopera esterna alla nave. Quando le interferenze sono strumentali (ovvero tra dotazioni) la materia diventa possibilmente più complessa. Le dotazioni della nave che interagiscono con le infrastrutture portuali sono:
- i cavi di ormeggio;
- lo scalandrone;
- la scala di banda;
- la passerella;
- le rampe;
- i mezzi di sollevamento;
- i cablaggi e le linee delle utenze
.

In tutti i casi sopra elencati si stabiliscono contatti fisici strumentali (di dotazioni) tra ambienti di lavoro governati da normative differenti, quindi, purtroppo, soggette a interpretazioni conseguentemente altrettanto differenti in caso di incidente che coinvolga marittimi oppure lavoratori portuali oppure passeggeri. Non entro nello specifico per non eccedere, ma, in conclusione, mi preme solo contestare quanto sostiene Magarelli sulla "sovraesposizione dei lavoratori marittimi e portuali a livelli di rischi così elevati determinati dalla natura e dagli ambienti di lavoro in cui operano". Una tale affermazione é contraria ai principi formativi cui devono attenersi tutti i soggetti coinvolti nel traffico marittimo.
 

Tag: porti - lavoro