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14 dicembre 2018, Aggiornato alle 15,30
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Merlo-Msc, Tar Lazio sconfessa l'ANAC

Il tribunale stabilisce che l'Autorità anticorruzione ha applicato a sproposito la legge sul pantouflage. L'ANAC deve limitarsi a giudicare le attività degli enti pubblici

Luigi Merlo

Tante authority assediano le autorità portuali. Troppe, rendendo scarsa l'autorevolezza, alta la confusione tra le giurisdizioni, arrivando a vedersi sconfessare i loro stessi atti quando entrano in campo le autorità autorevoli, i tribunali. L'ultimo caso riguarda l'interruzione - a maggio, dopo circa un anno - del rapporto di lavoro tra Msc e Luigi Merlo, dopo che l'Autorità nazionale anticorruzione ne avev censurato l'incarico per violazione della legge sul pantouflage (la 190/2012), cioè il passaggio di funzionari pubblici a ditte private. Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di Msc e Merlo (che era direttore dei rapporti istituzionali per l'Italia per conto di Msc Crociere), annullando la delibera dell'ANAC.

La 190/2012 prevede che un ex dipendente pubblico deve aspettare tre anni dalla fine del servizio per ricevere un incarico per conto di un ente privato. Il Tar laziale ha stabilito che i poteri di vigilanza dell'ANAC non riguardano i casi di assunzione come questo. «Il pantouflage – scrive il tribunale – è soggetto a un regime di applicazione diretta che non coinvolge l'ANAC ma si rivolge all'attuazione di strumenti generali, quali il Piano nazionale anticorruzione (PNA) e il Documento di gara unico europeo (DGUE). L'ANAC, secondo il Tar Lazio, può solo in questo caso dare un parere facoltativo «in materia di autorizzzioni allo svolgimento di incarichi esterni». In conclusione, «non sussiste alcun potere dell'ANAC per intervenire direttamente nei confronti di uno o più soggetti privati». L'ANAC, essendo un'autorità statale, può intervenire sulle amministrazioni pubbliche, eccependo sull'eventuale rispetto o meno del PNA o del DGUE, e in ogni caso deve «far valere nelle opportune sedi, senza che per questo necessiti l'individuazione di un soggetto competente al compimento degli atti derivanti dall'accertamento».

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