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17 gennaio 2021, Aggiornato alle 12,50
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Cultura

Memorie di un comandante: avventura al largo delle coste libiche

Anni '60, missione di pattuglia a protezione dei pescherecci italiani. Una vicenda lontana nel tempo, ma attualissima


di Claudio Franconi DL News

Febbraio 1960, viaggio di trasferimento dalla base navale di Augusta alla zona di pattugliamento al largo delle coste libiche, a protezione dei nostri pescherecci. La missione aveva durata settimanale e doveva essere effettuata a turno da una delle 12 corvette della Scuola Comando Navale. Abbiamo avuto un bel mare al traverso per tutto il percorso. Circa 450 miglia e quindi un giorno e mezzo di navigazione per iniziare il pattugliamento: durante la notte, come scritto, avevamo avuto tempo cattivo (quindi tutte le armi erano coperte dalle relative cappe), ma mano che procedevamo il mare si andava calmando.

Siamo arrivati all'alba al traverso di Derna, immediatamente fuori delle acque territoriali libiche. Come arriviamo accostiamo a dritta, verso il largo del Golfo della Sirte per iniziare il pattugliamento. Ero in Comando di Guardia e, come da consegne, avevo fatto chiamare il Comandante poco prima dell'arrivo al punto dell'accostata e conseguente inizio del pattugliamento. Avevamo da poco iniziato la missione quando la COC (Centrale Operativa di Combattimento, della quale fra l'altro ero il responsabile) avvisa il ponte di comando: "bersaglio non identificato in avvicinamento sulla sinistra, Beta 120°".

Il Comandante ed io guardiamo con il binocolo nella direzione indicata e vediamo un non meglio identificato "bersaglio", poi man mano che si avvicina identificato come grossa motovedetta o motosilurante che viene verso di noi a tutta forza, a giudicare dai vistosi "baffi". Mentre la COC continua a battere le distanze in rapido avvicinamento e la velocità, constatiamo a vista che la vedetta si sta avvicinando a vista d'occhio, con rotta decisa contro di noi. Il Comandante decide e mi dice "Posto di Combattimento": io ripeto e suono il clacson a ripetizione.

Nonostante l'equipaggio stesse ancora dormendo, io non ho mai visto un "posto di combattimento" così immediato nelle innumerevoli esercitazioni effettuate in precedenza: i portelli si sono aperti ed i marinai sono schizzati fuori indossando gli equipaggiamenti di rito, il mio collega, direttore del tiro, in un attimo era al suo posto, le cappe alle mitragliere tolte in un lampo e le armi immediatamente brandeggiate verso la motovedetta nel frattempo identificata come libica. Una scena che non dimenticherò mai.

Un attimo di grande tensione mentre le mitragliere venivano caricate, pronti a fare fuoco. Ma la motovedetta, vista la pronta reazione, come si è vista le nostre mitragliere puntate verso di lei, ha pensato bene di accostare tutto a sinistra ed allontanarsi velocemente cosi come velocemente era venuta contro di noi. Bella esperienza di esercitazione pratica, ma non posso immaginare la tensione del Comandante: pensate un solo momento se avesse dovuto dare l'ordine di aprire il fuoco, quali conseguenze internazionali, ma per lui soprattutto... nel nostro Bel Paese sarebbe stato immediatamente messo al rogo.