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17 maggio 2024, Aggiornato alle 18,06
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Politiche marittime

Le crociere ritornano ovunque, tranne in Adriatico

Quest'anno in Italia 13 milioni di crocieristi, un record. Ma i porti adriatici perdono il 29 per cento del traffico per via del bando delle crociere a Venezia. La denuncia di Fedespedi

Venezia (Michaela Loheit/Flickr)

Crociere in ripresa, tranne che nei porti adriatici italiani. Lo denuncia Fedespedi tramite gli ultimi dati disponibili, quelli dell'agenzia Cemar, che indicano per il 2023 una crescita del 4 per cento del numero dei crocieristi in imbarco nei porti italiani rispetto al 2019, pari a circa 12,9 milioni di persone. Dall'altro lato, però, l'area dei porti adriatici perde invece circa il 29 per cento.

Per il presidente di Federagenti, Alessandro Santi, il drastico calo è prevedibile, dovuto al «blocco totale delle crociere nel bacino di San Marco», a Venezia. Con la «totale assenza di soluzioni transitorie che potessero consentire alle navi passeggeri di comunque trovare accosti in laguna», l'esclusione delle navi da crociera dal centro di una che fino al 2019 era il secondo porto italiano per le crociere, «ha generato un effetto domino su tutto il bacino Adriatico».

L'Adriatico italiano nel suo complesso registra una diminuzione di circa 800 mila passeggeri, rispetto alle statistiche pre-Covid. Per venezia sono circa un milione di crocieristi mancanti, in parte mitigato dalla crescita degli altri porti adriatici. Diversi servizi correlati alla nave da crociera, invece, si sono spostati all'estero, come ad esempio le provviste di bordo, alcuni servizi tecnici manutentivi, andati per lo più in Grecia, senza dimenticare l'utilizzo di aeroporti e alberghi.
  
Secondo Santi «il caso delle crociere a Venezia rischia di risultare paradigmatico di una incapacità, nel caso manifestata dal governo Draghi, di assumere decisioni coerenti con la necessità di salvaguardare l'ambiente, ma anche il tessuto economico di interi territori, rimarcando come, per altro, la fuga dei crocieristi abbia innescato un fenomeno di sostituzione attraverso una crescita, fuori controllo, di turismo low cost che proprio nel caso di Venezia sta evidenziando in modo drammatico, la fragilità di una città il cui modello oggi sembra adattarsi maggiormente al concetto di ‘riserva' proposto da molte istituzioni internazionali a difesa del sito che alle reali necessità dei cittadini».

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