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La logistica chiede all'Ue una tonnage tax ristretta

Spedizionieri e operatori portuali vorrebbero che si escludessero le attività accessorie dai benefici fiscali armatoriali, quelle svolte dalle imprese logistiche. La concorrenza ne uscirebbe distorta


a cura di Paolo Bosso

Si torna a parlare della tonnage tax, il sistema fiscale internazionale che applica le imposte al tonnellaggio complessivo della flotta armatoriale. La Federation of European Private Port Operators (Ferport) - la federazione europea degli operatori privati - e Clecat-European Association for Forwarding, Transport, Logistics and Customs Services - associazione europea di spedizionieri, logistici e doganalisti - hanno chiesto alla Commissione europea di limitare il regime della tonnage tax per le compagnie di navigazione. La richiesta arriva all'indomani della decisione dell'Ue di estendere i benefici fiscali del Registro internazionale italiano a tutte le navi battenti bandiera di uno Stato membro

Stessi servizi, due regimi fiscali
Il problema, secondo Feport e Clecat, è che un regime fiscale speciale di questo tipo si applicherebbe non solo alle entrate principali delle compagnie di navigazione ma anche alle "attività accessorie" come le spedizioni o il trasporto via treno, tutte attività non strettamente legate alla navigazione che vanno a sovrapporsi a quelle degli operatori, generando una concorrenza sleale: due soggetti – gli armatori e gli operatori portuali/logistici - che concorrono con regimi fiscali differenti. I servizi accessori andrebbero esclusi dal campo di applicazione della tonnage tax. Secondo Lamia Kerdjoudj-Belkaid, segretario generale di Feport, «spetta alla Commissione Ue chiarire le norme per garantire condizioni di parità. Ciò è particolarmente importante quando le eccezioni alle norme generali sugli aiuti di Stato avvantaggiano un settore come il trasporto marittimo». Ancora più chiaro Nicolette van der Jagt, direttore generale di Clecat, secondo il quale ci siano ormai «chiari casi in cui i vettori più integrati verticalmente possono beneficiare di regimi fiscali che forniscono incentivi al door-to-door ma non all'attività di spedizioni. Non è accettabile». La Commissione europe, quando ha approvato l'estensione del Registro internazionale italiano a tutta l'Ue, ha precisato che una decisione di questo tipo «non ha ricadute su un trattamento fiscale favorevole», ragion per cui le due associazioni «nutrono seri dubbi sulla metodologia».

Anche Fedespedi, la federazione delle aziende logistiche italiane, appoggia la posizione di Feport e Clecat. «Non siamo contrari di per sé a queste misure. I trasporti marittimi sono fondamentali per l'import e l'export del Paese ed è giusto tutelare il settore. Ma bisogna evitare assolutamente che questi meccanismi danneggino il resto della filiera, in primis spedizionieri e terminalisti operanti nel trasporto via mare», ha detto la presidente, Silvia Moretto.

La messa in discussione dell'attuale assetto della tonnage tax è una questione annosa legata all'esternalizzazione in atto nello shipping, con gli armatori che tendono a coprire la quasi totalità dei servizi, dal trasporto merci via mare a quello via terra. Lo scenario, in generale, tende a favorire le economie di scala dei grandi trasportatori, tant'è che a fine marzo Bruxelles ha prorogato per altri quattro anni il Consortia Block Exemption Regulation, il regolamento che allarga le strettoie antitrust sui consorzi e le alleanze nei trasporti marittimi di linea.

Secondo l'European Community Shipowners' Association (ECSA), invece, la tonnage tax va mantenuta così com'è. Queste attività accessorie sono «attività strettamente connesse alle operazioni di shipping. Non cè motivo per questa richiesta in quanto la presunta distorsione della concorrenza derivante dall'applicazione della tonnage tax ad attività accessorie non è riconosciuta», spiega Confitarma in una nota.

L'Ecsa sottolinea che l'attuale sistema di tassazione del tonnellaggio è essenziale per fornire agli armatori europei condizioni di parità nei confronti di concorrenti extracomunitari, «salvaguardando posti di lavoro altamente qualificati per molti europei presso le sedi delle compagnie di navigazione in Europa che porta anche a importanti effetti positivi su altri comparti del cluster marittimo e logistico europeo in termini di fatturato aggiuntivo e posti di lavoro».

Dopo un primo incontro  di sei mesi fa, Ecsa torna a chiedere a Feport e Clecat di «discutere ancora di questo argomento, che al momento non ha evidenziato alcun caso di distorsione della concorrenza». 

Tag: bruxelles - tasse