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23 giugno 2021, Aggiornato alle 19,08
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Politiche marittime

La domanda di trasporto rischia di crescere più della decarbonizzazione

Gli obiettivi di massima al 2050 prefissati dai Paesi industrializzati potrebbero essere vanificati da un flusso destinato a crescere più degli sforzi per ridurre le emissioni. L'outlook 2021 dell'International Transport Forum

Jari Kauppila, Head of Quantitative Policy Analysis & Foresight all'ITF (#ITF21 Summit official video channel/Youtube)

a cura di Paolo Bosso

Entro i prossimi decenni il mondo deve decarbonizzarsi, se non totalmente perlomeno massicciamente e in specifici settori, per cercare in qualche modo di scongiurare un drastico cambiamento climatico dagli effetti nefasti. Ma se nel frattempo la domanda di trasporto dovesse aumentare a tal punto da, se non vanificare, complicare questi sforzi? È la questione che si è posta l'International Transport Forum (ITF) nel suo ultimo outlook, annunciato oggi e che sarà presentato domani durante il Summit Day 2021, trasmesso in streaming.

Gli Accordi di Parigi firmati nel 2016 da 196 Stati alla XXI Conferenza sul clima dell'ONU hanno stabilito generici ma importanti obiettivi per ridurre le emissioni di gas serra e contrastare il cambiamento climatico. L'obiettivo concreto è evitare l'innalzamento della temperatura media globale non oltre gli 1,5 gradi. In che modo, questo non è ancora chiaro. Tutte direttive a cui si è allineato anche lo shipping con una risoluzione dell'International Maritime Organization. Nel 2018 la Commissione europea ha presentato la sua strategia che prevede entro il 2050 una strategia di decarbonizzazione perlomeno da parte dell'industria. 

Entro il 2050 - come riferiscono Young Tae Kim, segretario generale dell'ITF, e Jari Kauppila, a capo del Quantitative Policy Analysis & Foresight dell'ITF - le attività di trasporto dovrebbero raddoppiare i propri volumi rispetto al 2015, nonostante la pandemia in corso, e le emissioni dovrebbero crescere del 16 per cento. La principale spinta verrà dai paesi in via di sviluppo. Il movimento dei passeggeri dovrebbe crescere di 2,3 volte, quello delle merci di 2,6 volte (tonnellate-chilometro), mentre le emissioni da parte del solo cargo aumenteranno del 22 per cento. Su queste basi, secondo l'ITF, la logistica del trasporto (mercantile, ferroviaria, aerea e gommata) dovrebbe ridurre le proprie emissioni del 70 per cento entro i prossimi trent'anni per allinearsi agli Accordi di Parigi.

La prima differenza da fare, quando si parla di trasporto, è quella tra mobilità dei privati e movimentazione delle merci e delle persone. Nel primo caso stiamo parlando delle automobili, dei motorini, delle biciclette, dei monopattini e dei mezzi di trasporto pubblici che usiamo per andare al lavoro e per spostarci in città; nel secondo caso della logistica del trasporto nel senso più ampio del termine, internazionale, quella fatta di navi mercantili, aerei cargo, treni, traghetti per le isole e soprattutto mezzi pesanti, fondamentali per la consegna cosiddetta dell'ultimo miglio. Sarà più facile intervenire sulla mobilità, con singole città che in futuro saranno sempre più ecologiche, mentre è decisamente più difficile intervenire sui mezzi che trasportano cose, perché se sulla mobilità è una singola legislazione nazionale, se non comunale, a decidere, sulla logistica entrano in gioco una miriade di autorità transnazionali, a volte in conflitto tra loro.

«Per prima cosa, dovremmo allineare tutte le politiche ambientali dei vari Paesi se vogliamo raggiungere questo obiettivo», spiega Kauppila, «attraverso incentivi, nuove tecnologie e una forte coesione sociale. La tecnologia non è tutto ma sicuramente ha l'importante funzione di stimolare i governi a investire».

«Non c'è una bacchetta magica – spiega Young Tae Kim – ci sono diversi livelli su cui agire, in particolare la mobilità dei privati da un lato e quella delle merci dall'altro. Ma c'è anche il turismo, il mercato delle auto elettriche e il commercio in generale».

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Tag: ambiente