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20 marzo 2019, Aggiornato alle 23,09
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Indagini a Livorno, Assoporti: "Misure cautelari andrebbero riviste"

Secondo il neo presidente Rossi l'interdizione per Corsini e Provinciali interrompe la continuità dell'operato e lo sviluppo del porto

Daniele Rossi

«Piena solidarietà e vicinanza» del neo presidente di Assoporti, Daniele Rossi, verso il presidente e il segretario generale del porto di Livorno, Stefano Corsini e Massimo Provinciali, interdetti dai pubblici uffici e indagati per abuso d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta sulle autorizzazioni all'utilizzo degli accosti e dei piazzali della radice della Darsena Toscana (e il porto va ora verso il commissariamento). Il commissariamento preoccupa Assoporti visto che interromperà la continuità di una gestione virtuosa, «in uno dei più importanti porti italiani che necessitano di un presidio amministrativo operante nel pieno delle sue funzioni». Per questo Rossi auspica che «le misure cautelari possano essere riconsiderate e la governance di un complesso sistema portuale possa essere tutelata adeguatamente».

«In un contesto in cui le aree portuali disponibili per i traffici sono oggetto di pressante richiesta - spiega - non stupisce che anche pochi metri quadrati siano oggetto di aggressiva contesa fra gli operatori che spesso trova il suo epilogo nelle sedi giudiziarie e la difficile mediazione cui sono chiamate le Autorità Portuali deve fare i conti con le difficoltà applicative ed interpretative di una disciplina legislativa di settore particolarmente complessa».

Rossi ha ricordato gli investimenti portuali che interessano la Toscana: le centinaia di milioni per la realizzazione della Darsena Europa; la rimessa in funzione dei bacini di carenaggio; il porto turistico di Livorno, l'accesso alle grandi navi, l'implementazione del nuovo piano regolatore portuale, infine Jindal che ha rilevato l'acciaieria di Piombino. Tutti questi, secondo Rossi, sono «progetti da ascrivere alla professionalità e alla determinazione che ha caratterizzato l'azione di Corsini, Provinciali e di tutta la AdSP di Livorno e Piombino».

Rossi è certo che «nel prosieguo delle indagini e dell'eventuale giudizio di merito potranno chiarire la loro posizione e la legittimità del loro operato».

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