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12 luglio 2020, Aggiornato alle 08,32
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Politiche marittime

Il grande spreco dei porti europei

Indagine della Corte Ue. Tra il 2000 e il 2013, 292 milioni in progetti inefficaci e inutili. A Taranto c'è un terminal vuoto. Nel Nord Adriatico e Tirreno i porti si fanno una concorrenza insensata


a cura di Paolo Bosso 
 
292 milioni di euro spesi in progetti inefficaci se non inutili. Terminal container praticamente vuoti, come a Taranto e a Cartagena. I porti dell'Alto Tirreno e dell'Alto Adriatico in inutile concorrenza tra loro con opere portuali gemelle. La Corte dei Conti Ue analizza 37 progetti infrastrutturali portuali del Vecchio Continente e il risultato è impietoso: 30 di questi sono «inefficaci» (tradotto: sprecati) o peggio inutili. L'Europa dei porti non esiste ancora, è questa la sentenza: manca di coordinamento, a cominciare da quello tra la Commissione Ue e la Banca Europea degli Investimenti, gli istituti più importanti rispettivamente per approvare e finanziare le opere. Non c'è uniformità amministrativa, ogni paese membro ha una propria giurisdizione portuale e un proprio meccanismo di finanziamento, con la conseguenza che molti investimenti «risultano inefficaci e insostenibili».
 
Il materiale analizzato dalla Corte Ue
Un documento di 120 pagine presenta i risultati di una ricerca che ha analizzato 37 progetti di 19 porti realizzati tra il 2000 e il 2013. I paesi interessati sono cinque: Italia, Spagna, Polonia, Germania e Svezia. I 30 progetti infrastrutturali inefficaci valgono tutti insieme 292 milioni di euro, 194 milioni dei quali riguardano 12 progetti con investimenti «senza efficacia», 97 milioni in infrastrutture «inutilizzate». Solo nel 2010 la Corte Ue ha scoperto che cinque opere dopo dieci anni di operatività risultano ancora sottoutilizzate. 19 progetti su 30 sono in ritardo tra il 20 e il 136 per cento sui tempi stabiliti. 

Il riferimento per il nostro Paese è il "Piano strategico nazionale della portualità e della logistica" del 2015 il cui primo atto è stato, riconosce la Corte Ue, «il nuovo sistema di governance portuale» inaugurato con la riforma della legge 84/94

I casi di spreco in Italia
La Corte Ue ha indicato nello specifico quali sono i problemi per l'Italia. Un caso di terminal container quasi vuoto è quello di Taranto. Tra il 2000 e il 2006 lì sono stati spesi 38 milioni di euro ma «attualmente è inutilizzato». 
Sui porti-"ascella" della penisola si concentrano invece gli sprechi. Genova, La Spezia, Livorno e Savona si fanno concorenza lungo un arco costiero minuscolo proporzionato al sistema continentale. Dall'altro lato, sull'Adriatico, Venezia, Trieste, Capodistria e Fiume pur rappresentando un sistema organico fanno parte di paesi diversi che hanno gestioni differenti. Gli scali liguri e quello toscano hanno investimenti in corso per aumentare della metà la capacità dei terminal container, aggiungendo altri 1,8 milioni di teu. La loro capacità combinata è pari a 3,73 milioni di teu, un'offerta che potrebbe garantire un solo grande terminal container ma che qui è spezzettata in ben cinque punti. Inoltre i singoli terminal non sono mai utilizzati per intero: Genova è al 77 per cento della capacità, La Spezia al 74, Livorno al 65 e Savona al 20. Per quanto riguarda, infine, i porti adriatici il problema qui è che fanno parte di paesi membri differenti, con sistemi di governance, di tassazione e di finanziamento in alcuni casi molto diversi, col risultato di «far prevalere gli individualismi».
Per la Corte Ue l'Italia rappresenta anche un esempio di come «le procedure amministrative possono contribuire a ritardare l'attuazione dei progetti». Cinque dei sei esaminati, infatti, avevano subito ritardi «principalmente a causa di problemi nel rilascio di autorizzazioni e permessi, il che evidenzia difficoltà di coordinamento tra i diversi enti coinvolti». A Salerno il progetto "Porto integrato" ha subito un ritardo di 13 mesi, quello di "Porta Ovest" di 36. A Taranto il collegamento ferroviario ci ha messo due anni in più per realizzarsi, più o meno lo stesso ritardo per il dragaggio dei fondali.

Commissione Ue e Bei non collaborano
Una delle criticità più gravi individuate a livello amministrativo riguarda la collaborazione tra la Commissione Ue e la Banca Europea degli Investimenti. I due istituti non condividono «tutte le informazioni pertinenti», in pratica non collaborano efficacemente e vanno spesso ognuno per conto proprio.

Non esiste ancora una portualità europea
La mancanza di una politica europea dei porti la si vede nella mancanza, sottolinea la Corte, di «parità concorrenziale tra i porti» su aiuti di Stato e procedure doganali.

Cosa suggerisce la Corte
• In primo luogo di riformulare i «porti core». Sono 104 ma vanno rivisti nella qualità e nel numero.
• Riformulare i rapporti tra Bei e Commissione Ue
• Concedere finanziamenti con analisi preliminari e a posteriori affinché le indagini sugli aiuti di Stato siano pertinenti o meglio ancora "disinnescabili" prima di concederli.
• Promuovere uno "sportello unico" per il rilascio o il rifiuto dei finanziamenti, affinché si riducano gli oneri amministrativi e i ritardi.