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22 settembre 2021, Aggiornato alle 23,06
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Politiche marittime

Crociere ferme, anche il Texas fa causa agli Stati Uniti

Salgono a tre, dopo Florida e Alaska, gli Stati che chiedono la fine immediata delle restrizioni che impediscono la ripartenza

Ken Paxton, procuratore generale del Texas

Lo stato del Texas si è unito ad Alaska e Florida nel fare causa ai Centers for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti (l'equivalente dell'Istituto Superiore di Sanità italiano) contro la decisione di tenere ancora sospese le crociere, ora che quasi metà della popolazione nordamericana ha ricevuto la prima dose di vaccino. Lo ha detto il procuratore generale del Texas, Ken Paxton.

Le perdite economiche del settore sono ingenti e si ripercuoto dai grandi gruppi armatoriali all'indotto fatto soprattutto di fornitori, per centinaia di migliaia di lavoratori complessivi solo negli Stati Uniti. La sola città portuale di Galveston ha dichiarato di aver perso circa un miliardo di dollari di incassi da marzo 2020. Ospita il quarto terminal crocieristico più grande degli Stati Uniti.

La causa del Texas, così come quella degli altri due Stati, cita l'aumento dei tassi di vaccinazione e la diminuzione delle infezioni come due buone ragioni per revocare le restrizioni agli imbarchi e sbarchi. Dall'altro lato, i Centers for Disease Control and Prevention ritengono che le crociere potranno partire a luglio, in vista di un ulteriore aumento dei vaccinati e di una diminuzione dei contagiati, mentre la causa al governo federale da parte di Florida, Alaska e Texas chiede la fine immediata delle restrizioni.