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Politiche marittime

Concordia, un riassunto dall'inizio alla (quasi) fine

L'incidente, il decreto "anti-inchini", la rotazione e il rigalleggiamento, la squadra degli ingegneri, la carovana che sta portando il relitto a Genova, la demolizione, i costi dell'inchino


a cura di Paolo Bosso
 
L'incidente
Sono le 21 e 45 del 13 gennaio 2012 quando la nave da crociera al comando di Francesco Schettino e di proprietà della compagnia Costa Crociere, si accinge a transitare vicino all'isola toscana del Giglio per salutarla con il canonico "inchino". A bordo ci sono 4.229 persone (3.216 passeggeri e 1.013 membri dell'equipaggio). Il dramma si consuma in pochi minuti. L'urto contro uno scoglio, la falla di 70 metri che si apre nello scafo, la nave che comincia ad affondare: paura, confusione, fuga dei naufraghi. L'incidente provoca la morte di 32 passeggeri. Il comandante Schettino viene subito identificato come il principale responsabile del disastro e arrestato con l'accusa di "omicidio colposo plurimo e abbandono di nave in pericolo". È attualmente in attesa del processo con altri ufficiali della nave. 
 
Il decreto
La prima conseguenza "politica" dell'incidente è il repentino addio al pericoloso rito degli "inchini" nelle aree vulnerabili o di rilevante pregio paesaggistico. L'allora ministero dell'Ambiente, Corrado Clini firma insieme al ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, il decreto-rotte che vieta categoricamente ai grattacieli galleggianti di passare vicino alle zone protette a cominciare dalla laguna di Venezia e dal Santuario dei cetacei. 
 
Il relitto
Dopo l'estrazione del carburante dai 17 serbatoi della Concordia, cominciano le operazioni per rimettere in linea di galleggiamento il relitto. Nel luglio del 2012 Fincantieri viene incaricata di realizzare i cassoni per riportare "in piedi" la nave.  Nel settembre 2013 viene effettuata, con un'opera di alta tecnica ingegneristica mai tentata prima, la rotazione della nave (parbuckling). Ultima fase – è storia di questi giorni – il vero e proprio galleggiamento, con i cassoni che ancora una volta sono il fulcro delle delicate operazioni. Prima riempiti d'acqua, vengono lentamente svuotati per permettere alla nave di sollevarsi di circa 12 metri, raggiungendo i 18,5 metri di pescaggio per affrontare la traversata verso Genova. 
 
La squadra degli ingegneri
Il team del Remote Operation Center (ROC) è il gruppo di lavoro che si è occupato di monitorare tutte le fasi di recupero del relitto, dall'imbrigliamento al rigalleggiamento, fino alla partenza. È composto da nove persone divise in due turni. Il resto del team è composto da 47 tecnici fra cui 10 sommozzatori, tecnici specializzati nei martinetti idraulici (strand jacks), tecnici specializzati nel salvataggio (equipaggi dei mezzi esclusi), pronti ad intervenire 24ore su 24.
 
A loro si aggiungono 4 biologi marini incaricati del monitoraggio ambientale e 4 osservatori di mammiferi marini.
 
Le operazioni sono guidate dal senior salvage master Nick Sloane (nella foto mentre bacia la moglie al termine di una delle fasi più delicate, la rotazione, avvenuta il 17 settembre scorso), in costante contatto con la centrale operativa sulla terraferma, il tow master ed i comandanti dei rimorchiatori
 
La carovana 
Il viaggio di Costa Concordia è seguito da quattordici mezzi navali, di cui due sono i rimorchiatori che la trainano. Nick Sloane, capo della squadra di ingegneri che sovraintendono alle operazioni, ha spiegato che il momento critico sarà quando, lasciata la "copertura" della Corsica a ovest, Concordia potrebbe essere in balìa del mare grosso. In tal caso la carovana riparerà a La Spezia o a Livorno. 
 
L'ultimo viaggio
Costa Concordia è assistita da 14 mezzi navali, di cui due rimorchiatori, più i mezzi della Guardia Costiera, incluso un aereo che monitora dall'alto soprattutto eventuali fuoriuscite di materiale potenzialmente inquinante.
 
Cosa succederà a Genova 
Il sito de Il Tirreno spiega tutte le fasi dello smantellamento:
La Fase 1 riguarda le operazioni di ricezione nel porto di Voltri del relitto che sarà subito alleggerito dagli arredi e dall'allestimento dei ponti. Così, riducendone il pescaggio, il relitto può essere spostato al molo ex Superbacino dove si può avviare la Fase 2 che prevede l'esecuzione dello smantellamento e demolizione dei ponti superiori che saranno ‘affettati' longitudinalmente per non compromettere stabilità e galleggiamento.
Alla fase 3 e 4 appartengono le operazioni di smantellamento e pulizia da effettuare a secco all'interno del bacino per arrivare alla completa demolizione. Ciascuna fase prevede operazioni specifiche come la rimozione dei materiali pericolosi, la pulizia degli impianti e dei magazzini che contengono alimenti, la separazione e il packaging dei rifiuti a bordo e lo sbarco dei pacchi sul molo. Qui camion ad hoc li trasferiranno alla banchina di Voltri dove i rifiuti saranno compattati e avviati in impianti esterni autorizzati.
Per gli allestimenti interni e di pulizia delle aree, il trattamento sarà più complesso. La rimozione dei materiali pericolosi e lo svuotamento dei ponti emersi sono le prime cose da fare. L'acqua ‘intrappolata' sarà analizzata, tutto il materiale organico verra' tracciato e rimosso. I rifiuti e i materiali raccolti, chiusi in contenitori specifici, saranno trasferiti in banchina.
Per quanto riguarda invece i ponti, il relitto e' stato diviso in tre sottosezioni: prua, poppa e centro nave. Per poter smantellarlo sara' necessario il controllo della stabilità. Per far questo verranno installati strumenti di controllo specifici oltre a alcuni air bag. La sequenza di taglio verrà pianificata eseguendo calcoli strutturali per evitare il pericolo di compromettere l'integrità del relitto. Una volta cominciata la demolizione di un'area si procederà con le operazioni di taglio, e il materiale metallico sarà tutto riciclato.
Lo smaltimento e il recupero dei rifiuti prevede la presenza di impianti autorizzati. Ne sono stati individuati una cinquantina per specifiche tipologie di rifiuti. Impianti che si trovano in basso Piemonte, nel bresciano e nel novarese, in Toscana e in tutta la Liguria.
Riassumento: arrivata nel capoluogo ligure, Concordia passerà dapprima al terminal di Voltri, l'unica bocca di accesso al porto con un pescaggio sufficiente (circa 18 metri). Verrà "strippata" (tutti gli oggetti di arredamento verranno "strappati", rimossi), alleggerendola quel tanto da farle raggiungere un pescaggio di 15 metri. Passerà poi a Levante, nell'area di riparazioni navali di Sampierdarena, dove verranno tagliati i ponti. Il pescaggio si ridurrà a 10 metri. Infine, ultimo passaggio al bacino di carenaggio per lo smantellamento definitivo.
 
Quanto è costato l'inchino
Considerando le diverse operazioni di recupero e la demolizione del relitto, la spesa complessiva potrebbe aggirarsi intorno al miliardo e cinquecento milioni di euro.
Tag: crociere