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18 giugno 2021, Aggiornato alle 17,30
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Cultura

Come vincere una battaglia navale

Nel "De bello gallico" la descrizione di un originale escamotage per decidere le sorti di un confronto sul mare


Le note di Carla Mangini

(tratto da Dl News, foglio telematico a cura di Decio Lucano) 


Giulio Cesare decise di attendere la flotta… Appena arrivò, circa 220 delle navi nemiche, armate di tutto punto, si allinearono fuori del porto di fronte alle navi romane…


Dal "De bello gallico", Libro 3°, Cap. XIV: "Essi (i Romani) sapevano di non poter danneggiare i nemici con i rostri e che era inutile alzare le torri, poiché la loro altezza era minore della poppa delle navi nemiche, cosicché era difficile colpirle dal basso e più facile per il nemico colpire dall'alto. C'era un marchingegno preparato dai nostri: erano falci molto taglienti poste su lunghissime pertiche, non diverse da quelle usate per colpire i merli delle fortificazioni. Queste (falci) afferravano e tiravano verso di loro le funi che sostenevano  le vele, mentre, a forza di remi le navi (romane) aumentavano la velocità. Tagliate la funi, per forza di cose, le vele cadevano, e poiché i punti di forza delle navi nemiche consistevano nelle vele e in pochi altri armamenti, perdute queste, ogni uso bellico delle navi  nemiche era inevitabilmente compromesso. I tempi restanti della battaglia erano affidati al  gran coraggio  per il  quale i nostri uomini erano conosciuti, tanto più che il combattimento avveniva sotto gli occhi di Cesare e ogni azione gloriosa veniva osservata da tutti, infatti il resto dell'esercito romano era schierato su  ogni sito circostante da cui si potesse vedere il mare".


(…battaglia navale con tifo da stadio?)