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15 luglio 2019, Aggiornato alle 15,28
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Cluster e associazioni, Mattioli: "Le facciamo per opposizione interna"

Il presidente di Confitarma chiede agli imprenditori dello shipping più compattezza interna, per lavorare col governo alla "sburocrazia"

Da sinistra: Mauro Coletta, dirigente del MIT; Mattioli, Duci; Stefano Messina, presidente Assarmatori, Giovanni Pettorino, comandante delle Capitanerie

«Creiamo associazioni per andare contro altre associazioni, il cluster marittimo non riesce ad essere un interlocutore unitario per il governo». Secondo il presidente di Confitarma, Mario Mattioli. intervenuto all'assemblea di Federagenti, è questo il primo passo da fare per sciogliere la burocrazia che attanaglia lo shipping italiano. Secondo Mattioli, «il cluster marittimo italiano non è ancora riuscito ad esprimere un'effettiva compattezza di intenti: ogni componente elabora proposte, tutte in gran parte condivisibili ma spesso caratterizzate da un individualismo che inevitabilmente tende a svalutare l'interesse comune».

Come presidente della Federazione del Mare, Mattioli sarebbe «più che felice di poter accogliere tutti coloro che sono disponibili a condividere gli obiettivi per formulare finalmente proposte che veramente possano restituire forza al cluster marittimo italiano. Occorre una vera e concreta volontà a lavorare insieme per un obiettivo comune, prima di chiedere alla politica di essere efficace come regolatore».

L'ideale sarebbe un'associazione che raccolga tutto il cluster, un soggetto che lavori insieme al governo per attuare i dieci punti indicati nello "sbloccamare" del presidente di Federagenti, Gian Enzo Duci. Un decalogo, conclude Mattioli, con «molti punti condivisibili ma di fatto esistono tanti decaloghi fatti negli anni in tema di sburocratizzazione, a cominciare dalla grande mole di documentazione in materia prodotta da Confitarma».