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30 ottobre 2020, Aggiornato alle 19,27
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Armatori e sindacati vogliono "corridoi aerei" per i marittimi

Per l'International Chamber of Shipping e l'International Transport Workers' Federation gli Stati del G20 devono coordinarsi e garantire la libera circolazione degli equipaggi, per il bene del commercio mondiale


a cura di Paolo Bosso

Bisogna garantire in tutti i modi la libera circolazione dei marittimi, in tutto il mondo, o almeno ovunque sia strategico, garantendo gli spostamenti via aereo, altrimenti le difficoltà logisitiche per la distribuzione delle merci si moltiplicheranno. Lo tornano a chiedere gli armatori e il sindacato dei lavoratori del settore - l'International Chamber of Shipping (ICS) e l'International Transport Workers' Federation (ITF) agli Stati industrializzati raccolti nel G20, in una nuova lettera che ribadisce i contenuti di un'altra missiva inviata nelle settimane scorse.

Ogni mese i marittimi in movimento nel mondo per i cambi di turno sono circa 100 mila. Devono raggiungere la nave su cui imbarcarsi, a volte molto lontano da casa, cosa che richiede uno spostamento aereo. Ma le restrizioni ai viaggi in volo avviate dai governi da settimane rendono molto più complicato farlo. Saranno in vigore per almeno un altro mese e stanno avendo effetti immediati molto pesanti sulle compagnie, alcune delle quali hanno chiuso. Recentemente l'International Air Transporto Association ha previsto 60 miliardi di dollari di danni per il settore con una montagna di disoccupati, 25 milioni. 

Se la situazione resta così e gli organismi internazionali, sovrastatali, non si decideranno a coordinare gli Stati per creare "corridoi marittimi" aerei per garantire gli spostamenti degli equipaggi, molti cambi di turno rischiano di essere posticipati almeno fino a maggio. Questo significa che il personale imbarcato tenderà a restare più tempo, stancandosi di più, con conseguenze sullo stress, la qualità del lavoro, la sicurezza della nave, delle persone, del carico, e infine sulla distribuzione della merce.

«I governi hanno la fondamentale necessità di affrontare il grave problema dei cambi di equipaggio. Senza un'azione globale coordinata, il flusso delle importazione e delle esportazioni sarà messo in crisi, con ripercussioni negative sulla resilienza delle economie all'epidemia da Covid-19». Non si tratta, sottolineano, ICS e ITF, di una semplice tutela del lavoro, ma della tutela del commercio mondiale, che circola per il 90 per cento sulle navi mercantili, che siano container, grano, minerali, prodotti di consumo. Lo shipping, scrivono l'ICS e l'ITF, «è la linfa vitale dell'economia globale, da cui dipendono 2 milioni di marittimi che garantiscono la circolazione delle navi mercantili nel mondo».