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12 dicembre 2018, Aggiornato alle 16,31
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Politiche marittime

Ambiente, il pressing di Bruxelles su IMO e armatori

Tutte le tappe da qui al 2023, quando lo shipping entrerà nel mercato delle quote carbonio, salvo tempestivi regolamenti dell'International Maritime Organization


di Paolo Bosso 

Il 15 febbraio il Parlamento europeo ha adottato una modifica della direttiva 2003/87/CE che istituisce un sistema di scambio di quote di carbonio nei 28 Paesi membri, l'Emission Trade Scheme (ETS). L'intervento include lo shipping nell'ETS a partire dal 2023. Ma il 2023 è anche l'anno in cui entreranno in vigore tutta una serie di provvedimenti ambientali mondiali dell'International Maritime Organization (IMO) in linea con gli Accordi di Parigi della COP21 che impegnano la maggior parte dei paesi industrializzati a non far innalzare di oltre un grado e mezzo la temperatura globale nel corso di questo secolo. L'IMO avvierà dall'anno prossimo un periodo di raccolta dati delle emissioni delle navi, il primo nella storia dello shipping, che impiegherà però diversi anni prima di terminare, cinque anni circa, da qui la scadenza dei regolamenti mondiali fissata per il 2023.

Quali saranno le prossime tappe? Dopo che gli Stati membri avranno adottato un approccio generale sul testo della direttiva (nel prossimo Consiglio Ambiente del 28 febbraio o nel successivo, il 19 giugno), verrà avviato il "trilogo", il processo di negoziato interistituzionale tra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue. Nel frattempo le associazioni nazionali degli armatori sono state chiamate da quella europea (ECSA) a contrastare il voto del Parlamento Ue. L'ECSA, in particolare, sta organizzando incontri con le DG Clima, Ambiente e Move della Commissione Ue.

Un Fondo per il clima del settore marittimo
La direttiva stabilisce che qualora lo shipping entri nell'ETS, il 20 per cento dei proventi della vendita all'asta delle quote convoglierà in un "Fondo per il clima del settore marittimo", utile a finanziare lo sviluppo di tecnologie per la riduzione delle emissioni di carbonio. Gli operatori navali possono versare al fondo, a titolo volontario, una quota contributiva annuale in funzione delle loro emissioni complessive comunicate. Il contributo per tonnellata di emissioni è fissato dal Fondo entro il 28 febbraio di ogni anno.

Ma cosa viene modificato nella direttiva 2003/87/CE che include anche lo shipping nell'ETS?

Il pressing politico dell'Ue sull'IMO
A partire dal 2021, in assenza di un sistema comparabile nel quadro dell'IMO, le emissioni di CO2 rilasciate nei porti dell'Unione e durante le tratte effettuate da e verso i porti di scalo dell'Unione sono computate mediante il sistema [ETS], che sarà operativo a decorrere dal 2023. Entro il 1° gennaio 2023 le disposizioni si applicano all'assegnazione e al rilascio di quote relative alle emissioni di CO2 dalle navi che si trovano, giungono o salpano da porti sotto la giurisdizione di uno Stato membro, a norma delle disposizioni di cui al regolamento (UE) n. 2015/757. In caso di raggiungimento di un accordo internazionale su misure globali di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del settore marittimo, la Commissione riesamina la presente direttiva e, se opportuno, propone modifiche per garantirne l'allineamento a tale accordo internazionale. 
 
Leggendo in particolare l'ultimo periodo, si nota che la direttiva dell'Ue non è perentoria, affermando chiaramente che qualora si raggiungano accordi globali, quindi qualora l'IMO stabilisse in via definitiva nuovi regolamenti internazionali, potrà essere modificata. È un punto importante che chiarisce come la mossa del Parlamento Ue è fondamentalmente un pressing politico. Gli armatori e l'IMO accusano l'Ue di "violazione di sovranità" con questa direttiva, chiedendole di non intromettersi nel regolamentare la navigazione mercantile, anche se si tratta di ambiente, e lasciar fare all'IMO, l'unico organismo incaricato di regolamentare al livello mondiale un settore che tocca tutti i porti del mondo, non solo l'Europa. Ma l'IMO, organismo dell'ONU, dovendo mettere d'accordo ben 170 Paesi, è notoriamente lento nel prendere decisioni rispetto all'Europa da 28 Paesi. Lo scontro è una scena vista più volte in passato. Gli armatori oppongono uno scenario oggettivamente probabile: se lo shipping fosse incluso nel mercato azionario delle quote carbonio si troverebbe a dover ubbidire a regole di navigazione sulle emissioni fortemente differenti dagli altri continenti. D'altro canto, però, si tratta di un mercato, non di una regolamentazione sulle tecnologie (combustibili con pochissimo zolfo, scrubber, gas naturale liquefatto, etc.) che è ad appannaggio esclusivo dell'IMO, ragion per cui la preoccupazione degli armatori è prettamente economica: quante quote carbonio dovranno comprare per mantenere le emissioni in Europa ai livelli stabiliti senza incorrere in multe?