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15 dicembre 2018, Aggiornato alle 12,25
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Politiche marittime

Emissioni, lo shipping nelle maglie Ue. Gli armatori: "Non è giusto"

Il Parlamento europeo ha deciso di includere le navi mercantili nel mercato delle quote carbonio (ETS). Per il cluster mondiale è violazione di sovranità


a cura di Paolo Bosso 
 
«Mettere un'astratta pressione sull'Imo con misure regionali che colpiscono un settore globale e fanno ben poco per il clima non è il modo migliore di procedere». Così il segretario generale dell'European Community Shipowners' Associaciation, Patrick Verhoeven, commenta la votazione a maggioranza di ieri del Parlamento Ue, in sessione plenaria, alla proposta della Commissione Ue di includere anche lo shipping nell'Emission Trading Scheme (ETS), un mercato europeo azionario del carbonio in vigore da dodici anni che incentiva la riduzione delle emissioni. L'Imo (International Maritime Organization) avrà tempo fino al 2021 per introdurre un sistema di emissioni in linea con le misure dell'Unione europea, altrimenti l'ETS entrerà in vigore anche per lo shipping dal 2023.
 
L'inclusione dello shipping nell'ETS è un'ipotesi che si discute da tempo a Bruxelles. All'inizio dell'anno il segretario generale dell'IMO, Kitack Lim - l'IMO è una convenzione delle Nazioni Unite con 172 Paesi membri, incaricata di regolamentare a livello mondiale lo shipping su molti aspetti, dalla sicurezza (SOLAS) alla formazione del personale (STCW) fino all'inquinamento - ha scritto ai funzionari europei per protestare contro questa possibilità, richiamando in sostanza una "violazione di sovranità" contro il settore globale dello shipping le cui emissioni sono regolamentate dall'IMO. «Così sarà ingiustamente complicato  - commenta Verhoeven – raggiungere all'interno dell'IMO un'efficace e tempestivo accordo globale sulle emissioni». 

Per la riduzione dei gas serra l'IMO prevede un piano conforme agli Accordi di Parigi ma non sarà in vigore completamente prima del 2023, anno in cui terminerà la raccolta dati sulle emissioni delle navi avviata quest'anno, i cui primi risultati non arriveranno prima del 2019. «Tempi del tutto coerenti con quelli concordati a Parigi dal COP21», precisa Verhoeven. Ma tempi non in linea con la politica ambientale dell'Unione europea. In scena insomma c'è un conflitto Stato-Regioni a livello mondiale. Secondo ECSA e IMO la volontà dell'Ue di bruciare le tappe includendo - seppur dal 2023 e dando all'IMO quattro anni per adattarsi - un settore transnazionale come lo shipping, che visita tutti gli stati costieri e i continenti del mondo, in un sistema di regolamentazione "locale" che riguarda la sola Unione europea rischia di complicare non poco la navigazione mercantile, tra tipologia di bunker concessa e tecnologie di propulsione tra Europa e resto del mondo. Tutta materia da sempre regolamentata dall'organismo sovranazionale, l'Imo-Onu.
 
Come funziona l'ETS 
L'ETS è in vigore dal 2005 ed è basato sulle "quote di carbonio". Ogni anno viene stabilita una "soglia ETC", un tetto annuale massimo di emissioni di anidride carbonica che le aziende operanti nei 28 Stati membri Ue (più Islanda, Liechtenstein e Norvegia) possono produrre. Un mercato delle quote di carbonio basato sulle aste regolamenta l'acquisto e la cessione annuale delle quote per ciascuna impresa. Le aziende che hanno chiuso l'anno al di sotto della soglia ETC guadagnano "crediti di carbonio" che possono scegliere di conservare o vendere al mercato delle aste. L'ETC dovrebbe spingere verso una riduzione progressiva generale dell'inquinamento in quanto chi avrà bisogno di produrre più emissioni, e inquinare di più, dovrà spendere soldi per acquistare quote carbonio. L'Ue prevede per il 2020 una riduzione delle emissioni vicina a un quarto rispetto al 2005. Un video di London News lo spiega nel dettaglio.