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23 settembre 2020, Aggiornato alle 13,17
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Politiche marittime

Aiuti di Stato, l'Ue lavora a norme più snelle

Entro l'Immacolata gli Stati membri sono chiamati a dare suggerimenti. L'obiettivo è approvare per l'anno prossimo un nuovo regolamento che escluda più facilmente porti e aeroporti dalle indagini


di Paolo Bosso

Probabilmente l'indagine per aiuti di Stato scattata nel giro degli ultimi tre mesi in città come Napoli e in porti come Belgio e Francia in futuro non si ripeterà più. La Commissione Ue vuole allentare le maglie d'indagine per questo tipo di finanziamenti finendo per essere più "permissiva" in campo portuale e aeroportuale. Il che può sembrare contrario alle indicazioni della Corte dei Conti Ue contenute in una recente analisi che ha evidenziato gli sprechi in materia di finanziamento portuale. La Commissione europea non ha mai formulato delle linee guida sugli aiuti di Stato per i porti, cosa che la Corte suggerisce di fare auspicando una maggiore coordinazione tra tutti gli attori che partecipano a un finanziamento, dalle banche al soggetto approvatore fino al soggetto pubblico beneficiario.
 
Nessun aiuto di Stato sotto i 5 milioni
Fatto sta che la Commissione Ue ha invitato gli Stati membri a suggerire nuove proposte per riformulare il regolamento sulle procedure di aiuto di Stato per porti e aeroporti, rendendolo più snello e meno invasivo. Gli Stati hanno tempo fino all'8 dicembre (qui i dettagli della call), a partire dalla quale la Commissione Ue raccoglierà i contributi per adottare un nuovo regolamento nel giro di qualche mese, entro il primo trimestre del 2017. Per i porti l'idea è di esentare dalle indagini per aiuti di Stato i finanziamenti al di sotto dei cinque milioni di euro (due milioni per i porti interni) o che riguardano in generale strade, vie fluviali, ferrovie e reti di distribuzione dell'acqua. Per gli aeroporti verrebbero esentati quelli che movimentano fino a 150mila passeggeri l'anno (50mila è l'esenzione attuale).
 
Estendere il Block Exemption Regulation 
Tecnicamente l'iniziativa consisterebbe nell'estensione del General Block Exemption Regulation (Gber) anche alle infrastrutture portuali e aeroportuali. Questo regolamento, adottato dal Consiglio europeo a maggio 2014, permette agli Stati membri di attuare una vasta gamma di aiuti di Stato senza l'approvazione della Commissione europea, rendendoli di fatto compatibili con il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. In altre parole diventerebbe più facile per un soggetto finanziatore (per esempio una banca) di erogare fondi per realizzare opere di cui possano beneficiare indirettamente anche i privati, senza che questo possa falsare la concorrenza. L'Ue ha calcolato che da quando la Gber è stata adottata, il 90 per cento degli aiuti di Stato da parte degli Stati membri (una spesa annua complessiva di 33 miliardi di euro) non sono stati oggetto di indagine né di sanzione. Il risultato è che la macchina burocratica europea si è alleggerita, con le procedure di infrazione per aiuto di Stato che sono calate anno dopo anno: da 578 notifiche del 2013 si è passati a 332 nel 2014, per scendere fino a 192 l'anno scorso, la metà rispetto a due anni prima.
 
Consultazione pubblica 
Una consultazione pubblica su queste modifiche al Gber si è svolta tra marzo e maggio scorso. «Abbiamo ricevuto un prezioso contributo per la progettazione di regole che garantiscano che gli investimenti pubblici possono andare avanti il più rapidamnte possibile, senza distorsioni della concorrenza nel mercato unico. Questo è importante per i porti e gli aeroporti che giocano un ruolo centrale per la crescita economica e lo sviluppo regionale», commenta il commissario europeo per la concorrenza e vice primo ministro della Danimarca, il deputato della sinistra radicale Margrethe Vestager. (foto in alto)
 
Un nuovo regolamento sugli aiuti di Stato nel 2017 
Dalla consultazione e dalla call agli Stati membri in scadenza l'8 dicembre, la Commissione Ue spera di ricavare spunti utili per procedere alle modifiche appropriate. Tra queste c'è la proposta di rimborsare dei costi aggiuntivi le imprese che operano in regioni "ultraperiferiche". Entro i primi mesi dell'anno prossimo si conta di arrivare a un testo definitivo che alleggerisca l'apparato amministrativo delle autorità pubbliche, finendo per concentrare le indagini per aiuti di Stato solo sui grossi investimenti.