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14 luglio 2020, Aggiornato alle 16,24
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Cultura

Agropoli, a rischio il relitto di Punta del Fortino

Trovati a riva elementi di carpenteria navale che potrebbero essersi staccati dall'imbarcazione sommersa

Il relitto sommerso di Punta del Fortino (Foto: Archeomar)

di Michele Stefanile Archeologia Subacquea Blog

Elementi di carpenteria navale, tra cui forse parte di un madiere, a quanto pare appartenenti al relitto quattrocentesco di Punta del Fortino, sono stati segnalati sull'arenile del Lido Azzurro di Agropoli (Salerno), distante poche decine di metri dal luogo in cui una ventina di anni fa venne segnalato il rinvenimento.  

Qualora l'identificazione dei legni fosse confermata, si tratterebbe di un pessimo segnale sullo stato di conservazione dell'imbarcazione, da tempo bisognosa di azioni di tutela e protezione in grado di arrestare il degrado causato dalla posizione in acque poco profonde e intensamente trafficate, a poca distanza dall'imboccatura del frequentato porto turistico agropolese.

La nave, conservata per una lunghezza di 14 metri, era stata censita nel database del progetto Archeomar all'inizio degli anni Duemila e identificata con una galeazza o una cocca genovese: tipologie di imbarcazioni di particolare interesse per la possibilità di offrire informazioni preziose sulla navigazione in un'età, quella rinascimentale, che ha restituito in Mediterraneo un numero tuttora limitato di relitti.

Nel 2012, ci fu un'azione da parte delle istituzioni per mettere in sicurezza lo scafo, anche ipotizzando un recupero. Il progetto non fu mai realizzato ma, in accordo con il principio di conservazione in situ del patrimonio culturale subacqueo promosso dalla Convenzione Unesco del 2001, nel 2016 si attuò un intervento conservativo per mezzo di barriere artificiali, cercando di arginare l'azione delle mareggiate. Intervento non risolutivo, a quanto sembra: urge a questo punto una verifica dello stato dei luoghi, così come c'è da augurarsi che la tanto attesa Soprintendenza del Mare Nazionale, annunciata a dicembre del 2019, sia presto resa operativa e in grado di vigilare sulle tante testimonianze del passato ancora presenti nei mari italiani.