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Eventi - Logistica

Agorà 2021, Daniele Testi: "Logistica sostenibile non è un ossimoro"

Il presidente di SOS LOGistica sottolinea i passi avanti compiuti dal settore in difesa dell'ambiente. Ma c'è ancora tanto da fare

Daniele Testi

Daniele Testi*

Ossimoro secondo la Treccani: figura retorica consistente nell'accostare nella medesima locuzione parole che esprimono concetti contrari. Logistica Sostenibile. Per molti anni è stata sicuramente considerata come tale: ovvero un ossimoro.

Lo diciamo con esperienza, ricordando i primi convegni di SOS LOGistica, la prima associazione italiana per la logistica sostenibile, quando per stimolare un ragionamento e l'attenzione sull'opportunità di sviluppare processi di trasporto e supply chain più rispettosi dell'ambiente e della qualità della vita, dovevamo avere almeno un Premio Nobel tra gli invitati. Sono passati ormai 16 anni da questi primi incontri e le cose possiamo con orgoglio dire che sono cambiate, per fortuna in meglio. Ne parleremo anche ad Agorà 2021.

Non vorrei sembrare però troppo entusiasta. È cambiata la sensibilità e il dibattito che mette, finalmente aggiungiamo, la sostenibilità al centro di ogni agenda istituzionale, economica e sociale. Abbiamo iniziative per certificare una crescente maturità in termini di sostenibilità (il marchio di Logistica Sostenibile, il Transport compliance Rating etc). Ad una sensibilità maggiore non corrisponde però sempre un impegno concreto per cambiare processi e modello di governance al fine di introdurre nella strategia aziendale obiettivi, oggettivi, misurabili e concreti per le perfomance di sostenibilità. 

Eppure, insieme al contributo delle nuove tecnologie e dei processi di trasformazione digitale, risulta difficile pensare ad approcci diversi che abbiano maggiore efficacia per aiutare gli operatori della logistica e dei trasporti ad estrarre più valore dalle proprie attività. La sostenibilità quindi come sistema per contrastare lo storico approccio dei committenti che sulla logistica provano a scaricare molte delle loro inefficienze e tutte le tensioni sui i costi economici e sociali. Ci sono voluti alcuni anni per introdurre e far crescere il dibattito sugli effetti negativi in termini di esternalità, rispetto alla logistica del capriccio (così come definita dal Freight leaders Club in uno dei suoi più provocatori e interessanti quaderni) ovvero quelle modalità di consegna di oggetti acquistati online con rese di poche ore e costi azzerati o meglio nascosti agli occhi dei consumatori. Una pratica che si ripropone indiscussa, sppur su distanze diverse, nei processi di logistica industriale e trasporto. Processi per i quali i grandi committenti continuano a richiedere rese molto stringenti che potrebbero essere evitate attraverso una programmazione più efficiente della distribuzione e raccolta. 

Non si tratta di condizioni richieste per la deperibilità dei beni, come per la catena del freddo e del fresco di prodotti alimentari o farmaceutici/medicali, ma bensì di carichi di merce che potrebbero essere trasportati con modalità meno impattanti e costi sociali inferiori semplicemente migliorando la programmazione di scorte e tempi di presa e consegna più "umani" nel senso di rispettosi degli effetti in termini di congestione, incidentalità, rumore ed emissioni che tali pratiche causano. Siamo quindi ad un bivio. Inserire nuovamente la logistica sostenibile nella definizione di ossimoro o iniziare a percorrere un processo di trasformazione concreta delle attività, facendosi oggettivare tali sforzi in modo che siano riconosciuti e valorizzati lungo tutta la catena del valore e da parte di tutti i soggetti coinvolti. Un esercizio più facile a dirsi che a farsi. Eppure stanno convergendo alcuni aspetti fondamentali: 

• una economia che si riprende con tassi di crescita a cui non eravamo abituati da decenni e che ci stanno permettendo di recuperare più velocemente del previsto i numeri pre-covid. 
• Un ingente ammontare di finanziamenti e programmi di stimolo che sono orientati, per volere della commissione europea e del governo italiano, su assi coerenti con lo sviluppo delle infrastrutture, della logistica e della mobilità sostenibile ovvero transizione ecologia e trasformazione digitale dei modelli di business. 
• Una nuova generazione di studenti e giovani neolaureati che cercheranno di andare a lavorare nelle aziende in grado di mantenere concretamente la promessa di processi a minor impatto ambientale e sociale. 
• Un sistema di regole e leggi che tenderà sempre di più a penalizzare chi decida di non impegnarsi per una diminuzione degli impatti ambientali e sociali.

Non voglio essere provocatorio ma servirebbe un green pass della logistica per offrire una corsia preferenziale a tutti coloro che, attraverso investimenti e progetti di change management, hanno deciso di giocare una gara su un campo diverso. Si tratta di una straordinaria opportunità di vedere la logistica e i trasporti come elementi in grado di influenzare le logiche di produzione, distribuzione e vendita di molti prodotti. In UK proprio in queste ore sembrano aver sottostimato questi aspetti al punto di ritornare ad una definizione di logistica molto più aderente alle origini ovvero "come quella disciplina che tratta le attività e le dottrine organizzative intese ad assicurare alle forze armate quanto necessario per vivere, muovere e combattere nelle migliori condizioni di efficienza possibili. Siamo ancora in tempo per cambiare rotta in modo efficace e concreto e non sprecare questa occasione unica. 

* presidente di SOS LOGistica
 

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