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Porto di Napoli
12 dicembre 2018, Aggiornato alle 16,31
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Agenzia lavoro portuale, bocciato emendamento "salva compagnie"

Avrebbe dovuto mantenere i sussidi alle ex articolo 16 senza ridurre più il personale


Una serie di emendamenti troppo costosi per le casse dello Stato, «suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, privi di adeguata quantificazione e copertura». Così il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti spiega le ragioni dietro la bocciatura in blocco da parte della Commissione Bilancio della Camera di una serie di emendamenti all'art. 4 del decreto legge 243, in particolare quello dedicato alle compagnie dei portuali che avrebbe dato alle ex art. 16 (compagnie uniche non concessionarie) la possibilità di usufruire di sussidi senza ridurre il personale. Una misura giudicata dalla Commissione non solo onerosa ma suscettibile di aiuto di Stato da parte dell'Unione europea. 

L'emendamento "salva compagnie" porta la firma del capogruppo PD Mario Tullo e riguarda l'articolo 4 del decreto legge del 29 dicembre 2016 (n. 243), quello che istituisce le agenzie del lavoro a Taranto e Gioia Tauro, più un'opzione per Cagliari. In pratica estende il principio alla base delle agenzie del lavoro anche alle compagnie dei portuali: garantire sussidi in cambio di formazione, riqualificazione e ricollocazione senza nessun licenziamento o pensionamento anticipato. «Molti degli emendamenti presentati dai gruppi di opposizione - spiega De Vincenti - non sembrano coerentemente riferibili alla materia di cui al medesimo articolo 4». «Sono amareggiato - commenta Tullo - So però che il ministero dei Trasporti intende affrontare questo argomento per dare una soluzione a un problema, possibilmente in via definitiva». 

Il sistema di sussidi alle compagnie portuali è in vigore dal 2014 con la Legge di Stabilità. A fronte di una riduzione del 5 per cento del personale permette alle compagnie portuali di beneficiare di sussidi fino al 15 per cento delle tasse portuali. A Genova, però, da quest'anno il meccanismo è fermo perché i camalli non possono più ridurre il personale, con la conseguenza di non poter più godere dei sussidi. Da qui la proposta emendativa di Tullo di mantenere i sussidi in cambio di un blocco del personale tra assunzioni, licenziamenti e pensioni anticipate.
 
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