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Porto di Napoli
14 dicembre 2018, Aggiornato alle 15,30
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Venezia e via della seta al centro della non-assemblea Federagenti

A Roma un'assemblea atipica per rimarcare «la volontà di non creare contrapposizioni»


La "non-assemblea" di Federagenti, come l'ha voluta battezzare il presidente Gian Enzo Duci, ha affrontato a Roma, nella sessione mattiniera, il futuro delle grandi navi a Venezia e i benefici della "via della seta" cinese. Duci ha rimarcato come «non si possa continuare a parlare a vuoto dell'ipotesi folle di una Venezia senza porto». In platea e tra gli interventi c'erano Confcommercio, Confindustria, Confetra, le due associazioni dell'armamento Assarmatori e Confitarma, Assoporti e i sindacati Filt Cgil, Uiltrasporti e Trasportounito.

Una non-assemblea utile per «rimarcare la volontà di non creare contrapposizioni, ma di cercare soluzioni pratiche per garantire quella che dovrebbe essere una scelta economica ovvia», afferma Duci. Venezia, come ha ricordato Andrea Giuricin - economista che ha mostrato la documentazione in materia messa a punto dalla Banca Mondiale - a livello internazionale, e specialmente da Cina e paesi del Sud Est asiatico, è considerata uno dei porti essenziali della "via della seta" e quindi per le economie che registrano i maggiori tassi di crescita del mondo. Con una Cina che si interroga su quale debba essere il ruolo dell'Italia su questa direttrice marittimo-ferroviaria che copre decine di migliaia di chilometri, attraversa continenti e decine di Stati, l'assemblea organizzata da Federagenti ha evidenziato dati resi noti da Pino Musolino, presidente del porto della Senerinissima, l'Autorità di sistema portuale dell'Adriatico settentrionale. Musolino ha sottolineato il ruolo di Venezia nel turismo mondiale: un quarto del Pil metropolitano di Venezia deriva dal porto, che dà lavoro a 18,500 persone e cresce del 6 per cento. È però anche un porto che non può dragare i suoi fondali e che con il Mose rischia di non avere accesso al mare.