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10 agosto 2020, Aggiornato alle 09,50
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Politiche marittime

Unione Piloti: "Esclusi dal DL Rilancio"

24 milioni di indennizzo agli ormeggiatori e fino a 2 milioni per le compagnie portuali, mentre al servizio di pilotaggio neanche la cassa integrazione


a cura di Paolo Bosso

Il pilotaggio portuale, così come l'attività di ormeggio e il lavoro della compagnie portuali, sta fronteggiando gli effetti del calo del traffico: meno navi, meno servizi, meno introiti. Perché, però, mentre per gli ormeggiatori e le compagnie portuali il governo ha previsto un indennizzo economico, per i piloti non è stato deciso nulla, e ad oggi non possono neanche usufruire della cassa integrazione. Se lo chiede il presidente dell'Unione Piloti, Vincenzo Bellomo, commentando l'ultimo decreto economico dell'esecutivo, il DL Rilancio.

La prima conseguenza della crisi dei traffici, spiega Bellomo in una lettera aperta alla ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, sarà un progressivo aumento delle tariffe dei servizi portuali, per compensare i buchi negli introiti di queste corporazioni portuali. Ma per i piloti questo sarà complicato da decidere in autonomia, essendo il pilotaggio portuale un servizio pubblico essenziale per la sicurezza della navigazione e pertanto il tariffario lo stabilisce lo Stato, soppesando la necessità di lasciare le tariffe competitive. 

Per gli ormeggiatori e le compagnie portuali, all'articolo 199, commi 2 e 6, il DL Rilancio dispone:
• al soggetto fornitore di lavoro portuale (le compagnie portuali articolo 17 della legge 84/94) le Autorità di sistema portuale possono erogare per il 2020 un contributo non superiore ai 2 milioni di euro, pari 60 euro per ogni giornata di lavoro persa, «riconducibile alle mutate condizioni economiche degli scali del sistema portuale italiano conseguenti all'emergenza COVID -19». Il contributo è cumulabile con l'indennità di mancato avviamento (IMA). Infine, le autorizzazioni sono automaticamente rinnovate per altri due anni;
• agli ormeggiatori un indennizzo complessivo di 24 milioni di euro per i ridotti servizi portuali, dal primo febbraio al 31 dicembre di quest'anno.

«Non riusciamo a comprendere come mai i piloti non sono stati considerati meritevoli dello stesso sostegno, assicurato al servizio di ormeggio, per il calo dei traffici nei porti italiani derivanti dall'emergenza Covid-19», si domanda Bellomo. La corporazione dei piloti si rende conto di non essere stata messa sullo stesso piano degli altri servizi tecnico-nautici, e degli altri servizi portuali. 

«Le "ridotte prestazioni di ormeggio" - spiega Bellomo - sono dovute ai mancati approdi delle navi.
Addirittura in porti come quelli a maggior vocazione crocieristica o di collegamenti con navi ro/ro , ro/pax e passeggeri, e l'elenco risulta veramente lungo, gli accosti delle navi si sono sensibilmente ridotti e, cosa ancor più preoccupante, potremmo trovarci nella condizione che alcune corporazioni o stazioni dei pratici locali, non possano sostenere il peso dello scossone economico generato dalla situazione sanitaria». 

Meno introiti per tutti e i piloti, nel frattempo, «non hanno visto un solo giorno di cassa integrazione, facendo gravare tutto il peso economico sui piloti effettivi». 

Il servizio di pilotaggio, come ha stabilito il Regolamento europeo 352/2017, è stato escluso dalla liberalizzazione dei servizi tecnico-nautici. Di conseguenza, «le tariffe – continua il presidente dell'Unione Piloti – sono determinate dai costi per il servizio aumentato della giusta remunerazione per i piloti. Senza una misura compensatrice i mancati introiti si ripercuoteranno inevitabilmente sulle tariffe per l'approdo delle navi e, in occasione dei rinnovi tariffari, non si potranno  invocare la consueta sensibilità ed il senso di responsabilità  per la ripresa dei traffici». 

«Se le tariffe d'ormeggio non saranno gravate dei costi derivanti dagli effetti COVID-19, altrettanto non si può dire degli altri servizi portuali e del servizio di pilotaggio che, per effetto degli prevedibili aumenti tariffari dei servizi resi in occasione dell'approdo della nave, si potrebbe determinare una  condizione che provoca una minore capacità concorrenziale degli scali italiani, ponendoli fuori mercato con evidenti conseguenze anche per lo stesso servizio d'ormeggio», conclude Bellomo.

Tag: piloti