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22 maggio 2020, Aggiornato alle 15,17
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Politiche marittime

Una nave ospedale per tutte le emergenze

L'esempio del traghetto trasformato a Genova in presidio per affrontare il coronavirus, è un modello di assistenza sanitaria che si potrebbe adottare anche in futuro


di Flavio ScopinichDL News

Facendo il paragone tra l'ospedale realizzato a Milano all'interno della Fiera di Rho, e quanto fatto a Genova sul traghetto Splendid della GNV, posso solo registrare che a Milano, sono stati spesi una montagna di soldi per avere alla fine 25 posti letto di rianimazione, mentre a Genova con molto meno di posti letto ne hanno realizzato circa 50. Ma non è sul rapporto Costo/posti letto che voglio disquisire, voglio invece ragionare sul fatto che l'Italia è piena di porti, e di isole, e che per "economia di scala" sono stati chiusi e/o ridotti, un numero elevato di ospedali, per "accentrare" tutte le principali competenze, in pochi altri, con criteri che non voglio e non mi sento di giudicare.

Ripensando al mio soggiorno coreano, ricordo come in Corea per potere garantire una adeguata assistenza sanitaria, anche nei paesini più sperduti e remoti, situati sugli isolotti dell'arcipelago coreano, era stata allestita una nave ospedale, attrezzata di tutto punto, che faceva il giro ciclico delle isole, potendo così dare a tutta la popolazione, un tipo di assistenza qualificato, praticamente impossibile da replicare isola per isola con strutture fisse. La domanda che mi sorge spontanea è la seguente: "perché il ministero della salute non attrezza una nave ospedale permanente, in una città tipo: Ancona nel Mare Adriatico; oppure Civitavecchia nel Mare Tirreno"; una nave capace di portare sulle varie isole in modo ciclico una assistenza sanitaria al top (immagino una copertura sanitaria per i vari arcipelaghi: Toscano, Pontino Siciliano, per non parlare delle confinate popolazioni delle Tremiti).

Una nave di questo genere, oltre ad essere di indubbia pubblica utilità, potrebbe in caso di qualsiasi emergenza essere immediatamente dislocata nel porto più vicino a dove serve dare assistenza per l'emergenza; potendo così fornire un supporto logistico-sanitario completo e di alto livello, capace quindi di "alleggerire" l'ospedale locale che in caso di una emergenza sarebbe sicuramente in affanno. Certo il costo di una nave ospedale è sicuramente superiore a quello di un impianto fisso a terra; ma se lo si paragona al costo complessivo di più ospedali sul territorio, che non dovrebbero essere costruiti, forse il gioco vale la candela.

Ricordo che le coste italiane, in scala uno ad occhio, sono circa 3200 (Km.) senza contare le isole, quindi piene di porti da potere usare all'occorrenza; per cui trasformare (o realizzare) una nave alloggio ad hoc, potrebbe alla fine rivelarsi un investimento positivo, anziché una perdita negativa. Per fare un esempio concreto, ricordo che ho seguito in prima persona presso i cantieri San Giorgio di Genova, la trasformazione di una nave hotel (Ex alloggio truppe sovietica), in una nave alloggio per 400 persone, con possibilità di avere una area protetta, capace di resistere anche ad un attacco da parte di gas velenosi (doveva operare in un campo di produzione petrolifera nel Mar Caspio dove c'era la possibilità di fuoriuscita di HS che è un gas estremamente velenoso).
 

Tag: salute