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Politiche marittime

Un viaggio coi droni nei porti

In futuro potrebbero aiutare a tenere in sicurezza molte attività portuali, soprattutto quelle legate ai silos e alle navi cisterna. Il porto di Rotterdam apripista nelle sperimentazioni, che l'anno prossimo saranno settimanali

(Marco Verch/Flickr)

di Paolo Bosso (da Il Post del 21 novembre 2021)

I porti commerciali movimentano merci e persone. Container, grano, minerali, petrolio, gas, passeggeri e project cargo, cioè cose molto pesanti e fuori misura come turbine di aereo o pezzi di catamarani. Ciascuna di queste categorie viene spostata in zone identificate e delimitate dai terminal, posti che contengono poli container, rigassificatori (impianti che riportano allo stato gassoso alcuni liquidi), silos dei granai, gasdotti, stazioni marittime, stazioni ferroviarie, parcheggi, piazzali, strade e magazzini.

In Europa, il porto che sbarca e imbarca più di tutti è quello di Rotterdam, il primo in Europa per estensione, il terzo nel mondo dopo Shanghai e Singapore. È lungo quaranta chilometri, esteso per 3.600 ettari, grossomodo quanto cinquemila campi di calcio. Per confronto, uno dei più estesi in Italia è Genova, la cui linea di costa supera di poco i venti chilometri e di campi da calcio ne potrebbe ospitare mille (700 ettari). Rotterdam però è un porto fluviale sviluppato sui canali, cosa che gli permette una grande estensione nell'entroterra, mentre Genova è un porto costiero schiacciato dall'urbanizzazione, come praticamente tutti i porti italiani.

L'economia di scala in tutta la sua potenza si dispiega nei porti. Rimorchiatori da tremila cavalli e decine di tonnellate di tiro trainano per far entrare o uscire dai porti navi da decine di migliaia di tonnellate di stazza con centinaia di migliaia di tonnellate di carico a bordo. Luoghi del genere sono aree industriali, città doganali, zone sensibili, sorvegliate, non tanto per prevenire i furti ma gli incidenti, le mareggiate, i venti forti e gli errori umani.

La torre dei piloti avvista e aiuta le navi ad ormeggiare; i varchi dei terminal verificano che i mezzi pesanti in arrivo abbiano la giusta rotta; le Capitanerie, l'autorità portuale e gli elicotteri della polizia pattugliano le banchine e i piazzali. Gli agenti marittimi rappresentano l'armatore nei porti di approdo, e gli spedizionieri la merce dei clienti. E poi ci sono i droni, che da un po' di tempo sono sperimentati per capire cosa migliorare di tutte queste cose.

Non sono quelli che si comprano online e si mettono nello zaino, ma apparati da una decina di chili larghi oltre due metri che vanno veloci come un cinquantino. Quadricotteri che l'autorità portuale di Rotterdam, insieme alle aziende locali, sta testando con efficacia da circa un anno, all'interno di un progetto che si chiama Drone Port of Rotterdam, a cui possono partecipare anche società esterne al porto.

All'inizio della settimana scorsa una sezione della banchina del canale Yangtze del porto olandese è stata trasformata in un porto per droni per dimostrare le capacità di una tipologia a lungo raggio, l'Avy Aera della società locale Avy. Sono stati effettuati diversi voli sopra i distretti di Amaliahaven, Arianehaven e Alexiahaven, ispezionando le attività marittime di banchina e quelle fluviali. Monitorano il bunkeraggio (il delicato rifornimento di tonnellate di combustibile), l'inquinamento delle acque, le zone pericolose e le operazioni di trasbordo, cioè il passaggio del carico da una nave molto grande a una più piccola che servirà poi porti più piccoli dove la nave più grande non può entrare.

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Tag: rotterdam - droni