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22 maggio 2024, Aggiornato alle 16,09
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Politiche marittime

Un terzo di aree marine protette nel mondo, accordo storico in sede Onu

Dopo dieci anni di negoziati un nuovo trattato internazionale per la protezione degli oceani. L'impegno dell'Europa per sostenere i Paesi più poveri

(NASA Goddard Space Flight Center/Flickr)

Dopo oltre dieci anni di negoziazione, sabato scorso la Conferenza intergovernativa dell'ONU sulla biodiversità marina delle aree al di fuori della giurisdizione nazionale (BBNJ) - presieduta dall'ambasciatrice di Singapore, Rena Lee - ha concluso con successo i negoziati su un nuovo accordo internazionale sul diritto del mare, sulla conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità marina delle aree al di fuori della giurisdizione nazionale.

Uno degli obiettivi più rilevanti, che rendono questo accordo particolarmente importante (il più recente risale al 1982), è quello di rendere entro il 2030 il 30 per cento delle acque territoriali del mondo aree marine protette. Ora i paesi aderenti al nuovo trattato (circa 60), che si allinea agli ultimi standard ambientali fissati dalla COP15, dovranno decidere il testo da implementare. Nel frattempo, l'Unione europea si è impegnata a investire 40 milioni per la sua ratificazione in tempi brevi, soldi stanziati nell'ambito di un programma globale per gli oceani, invitando i membri della High Ambition Coalition a fare lo stesso nei limiti delle loro capacità. L'High Ambition Coalition è un gruppo informale di paesi all'interno della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici impegnati a portare avanti queste proposte.

La finanza alla base di queste decisioni viene arricchita dall'impegno dei paesi sviluppati a fornire un ulteriore 50 per cento dei loro contributi finanziari annuali ai sensi dell'accordo per finanziare progetti di rafforzamento delle capacità che aiuteranno i paesi in via di sviluppo a conservare e utilizzare in modo sostenibile la biodiversità marina, nonché ad attuare l'accordo. L'accordo BBNJ impegna inoltre gli Stati a condividere i benefici derivanti dall'uso delle risorse genetiche marine, anche facilitando l'accesso ai campioni e ai dati della ricerca scientifica sugli organismi marini delle aree al di fuori della giurisdizione nazionale ai ricercatori dei paesi sviluppati e in via di sviluppo.

L'accordo BBNJ è il culmine delle discussioni avviate nel 2004 dall'ONU (ma inpostate all'inizio degli anni Duemila) per migliorare il regime giuridico internazionale relativo alla conservazione e all'uso sostenibile della diversità biologica negli oceani al di là delle zone economiche esclusive e delle piattaforme continentali degli Stati. Nonostante sia estremamente diversificato, attualmente solo l'1 per cento del mare territoriale è regolamentato. L'accordo BBNJ è quindi un importante passo avanti nel contribuire alla governance dei beni comuni globali.

«Il successo ottenuto dalla Conferenza riafferma l'importanza e la rilevanza della cooperazione multilaterale e delle Nazioni unite nello stabilire e sostenere un ordine internazionale basato su regole - afferma Mario Mattioli, presidente della Federazione del Mare - si tratta di un evento momento storico perché dopo oltre un decennio di lavori preparatori e negoziati internazionali l'accordo sul Trattato delle Nazioni unite per l'alto mare rappresenta un concreto passo avanti per la salvaguardia degli oceani e per preservare la vita marina e la biodiversità, risorse indispensabili per le generazioni presenti e future».

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Tag: ambiente