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23 settembre 2022, Aggiornato alle 21,13
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Politiche marittime

Trieste, operai Wartsila non imbarcano i motori

I sindacati proclamano lo stato di agitazione "finché non ci saranno le condizioni per discutere un serio piano industriale e occupazionale"

(wartsila.com)

«Il presidio pacifico ai cancelli rimarrà fino a quando non ci saranno le condizioni per discutere un serio piano industriale e occupazionale, non accetteremo che con un colpo di spugna venga cancellata una storia industriale di decenni e con essa le competenze dei 900 lavoratori di Bagnoli». Così il segretario nazionale di Fim-Cisl, Massimiliano Nobis, commenta la decisione del fronte sindacale - formato anche da  Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e UGL - di proclamare lo stato di agitazione degli operati del centro Wartsila di Trieste opponendosi allo spostamento di alcuni motori marini dal sito produttivo.

La decisione rientra nella vertenza iniziata a metà luglio, dopo che la multinazionale finlandese ha annunciato il ridimensionamento dello storico centro produttivo giuliano per via della decisione dell'azienda di concentrare le attività in Finlandia. Sono previsti 450 esuberi su 973 lavoratori, circa il 45 per cento della forza lavoro.

Finché il tavolo dei negoziati tra governo, lavoratori e azienda non riprenderà, i sindacati chiedono «l'astensione volontaria da parte degli operatori portuali di tutte le operazioni riguardanti l'azienda Wartsila quali ad esempio l'imbarco di motori ed il rizzaggio degli stessi a bordo delle navi, oltre che ogni operazione portuale riguardante l'azienda in questione», scrivono in una lettera  Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e UGL.

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Tag: wartsila - trieste