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20 marzo 2019, Aggiornato alle 23,09
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Politiche marittime

Terminalisti spagnoli chiedono meno tasse

Secondo l'associazione Anesco c'è un'alta aliquota fiscale che condiziona l'equilibrio tra imposte e costo di beni e servizi della pubblica amministrazione

Il porto di Valencia (Paco/Pinterest)

L'Asociación Nacional de Empresas Estibadoras (Anesco), l'associazione dei terminalisti spagnoli, ha chiesto una riduzione delle tasse portuali e delle tariffe dei servizi portuali per alleggerire il carico fiscale delle aziende del settore.

La richiesta viene dall'ultima riunione del comitato direttivo dell'associazione, tenutasi martedì, in cui si afferma che «un ulteriore aumento delle entrate delle amministrazioni pubbliche attraverso le tasse portuali, le tariffe e le imposte sugli immobili frena le nostre importazioni ed esportazioni, oltre a farci perdere opportunità di trasbordo».

Secondo Anesco l'attuale livello di aliquota fiscale portuale ha un effetto negativo rilevante, ovvero quello di generare scarse risorse da investire da parte dei soggetti privati vista la maggiore pressione fiscale. Questo violerebbe il principio di equivalenza tra le imposte e il costo dei beni e dei servizi forniti dalla pubblica amministrazione.

I porti spagnoli di Puertos del Estado (ente pubblico del ministero dello Sviluppo) sono 46 e sono gestiti da 28 autorità portuali, generando un ebitda di circa mezzo miliardo di euro l'anno.

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