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18 settembre 2018, Aggiornato alle 16,23
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Stx France-Fincantieri, è muro contro muro

Oggi pomeriggio conferenza stampa del ministro dell'Economia Bruno Le Maire. Il governo Macron paventa la nazionalizzazione. Dall'altro lato governo italiano e gruppo cantieristico ne fanno una questione di principio


Tra Fincantieri e Stx France, o tra il governo italiano e quello francese, è iniziato un braccio di ferro politico e industriale. Oggi pomeriggio il ministro dell'Economia d'oltralpe, Bruno Le Maire, terrà una conferenza stampa (ore 15) sul caso. Al centro l'acquisizione del cantiere francese da parte del gruppo italiano, consolidata in un head of terms non legalmente vincolante il 6 aprile, sotto il governo Hollande, tra Fincantieri e l'Agence des Participations de l'Etat: 79,5 milioni per acquisire una quota di minoranza di Stx France dal gruppo coreano Stx offshore & shipbuilding in amministrazione controllata. Accordo stralciato dal nuovo premier Emmanuel Macron, ufficialmente il 31 maggio, giorno del battesimo di Msc Meraviglia, nel corso di un intervento di fronte agli operai dello stabilimento di Saint-Nazaire (2,500 dipendenti diretti). Un dietrofont clamoroso spinto dalla volontà di non dare la maggioranza a Fincantieri. Il gruppo italiano in realtà avrebbe la minoranza, il 48 per cento, ma l'head of terms prevede che il 7 per cento delle quote Stx France vadano ad un'«istituzione finanziaria italiana», indicata poi nella Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste (gruppo Unicredit). Quindi, anche se indirettamente, Fincanteri avrebbe un controllo maggioritario. Per di più, dopo otto anni il gruppo italiano ha il diritto di acquisire altre quote. L'arma utilizzata da Macron è il diritto di prelazione in scadenza il 29 luglio, per detenere la quota del 66,67 per cento di Stx France. 

In ballo c'è il controllo di uno dei più grandi bacini di costruzione navale al mondo, lungo 900 metri e largo 70, dotato di una gru dalla portata record di 1,400 tonnellate. Una settimana fa, riferendo in Parlamento, il ministro delle finanze Bruno Le Maire ha parlato di una «soluzione condivisa», ribadendo qualche giorno dopo che l'unica strada possibile è quella paritetica. Un dietrofront clamoroso che non è piaciuto né al governo italiano né a Fincantieri, spazientita da un accordo sfumato dopo un lungo periodo di trattative e volutamente chiuso prima delle elezioni. Il primo a chiarire il concetto è stato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. «Dalla nostra posizione – ha detto recentemente - non ci muoviamo per ragioni di merito ma anche di dignità e orgoglio nazionale». Come a dire: se voi ne fate una questione politico-elettorale, non vedo perché non dovremmo farla anche noi. «Abbiamo dato la nostra disponibilità ad ascoltare le esigenze del nuovo governo, ma non c'è nessun motivo per cui Fincantieri debba rinunciare alla maggioranza e al controllo della società francese», ribadisce il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Ora da una parte la Francia arriva a paventare la nazionalizzazione, dall'altro l'Italia rifiuta di rinegoziare in nome della correttezza, in assenza di condizioni contingenti visto che l'istituzione con cui è stato firmato l'accordo è sempre lì, lo Stato francese. 

La nuova distribuzione delle quote, contrattualizzata il 6 aprile, del polo di Saint-Nazaire prevede il 48 per cento a Fincantieri, il 33 allo stato francese attraverso Bpifrance, il 12 a Direction des Constructions Navales Services (Dcns) e il restante 7 per cento circa a Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste.

a cura di Paolo Bosso

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