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06 dicembre 2019, Aggiornato alle 17,29
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Politiche marittime

Soccorso simulato e maltempo vero: presa diretta dalla "sala crisi"

Il nostro inviato ha seguito dal centro di comando della Capitaneria di Napoli l'esercitazione internazionale di soccorso aeromarittimo denominata "Squalo 2019"


di Marco Molino

La luce blu dei lampeggianti accompagna i pendolari che cercano di raggiungere l'imbarco dei traghetti per le isole. Ambulanze, mezzi dei pompieri e auto della polizia intasano le vie del porto di Napoli rendendo palpabile, sotto il cielo plumbeo, l'atmosfera d'emergenza. Un vigile rassicura gli smarriti viaggiatori: "È solo una simulazione, ma il blocco parziale della circolazione è vero". Comincia così, la mattina del 12 novembre, l'esercitazione internazionale di ricerca e soccorso aeromarittima denominata "Squalo 2019", resa più difficile dalle avverse condizioni meteo. 

Le operazioni prevedono il salvataggio dei passeggeri di un aereo di linea ammarato – ipoteticamente – nelle acque del golfo per una grave avaria. Ufficiali visibilmente tesi seguono ogni fase dell'intervento sui tre grandi monitor della "sala crisi" della Capitaneria di Porto. Vento e pioggia complicano non poco il compito dei mezzi navali anche stranieri salpati in direzione del "disastro" aereo. Nulla di scontato, dunque, come dimostra l'applauso liberatorio che parte quando una voce via radio annuncia l'entrata in porto della prima unità con i feriti. 

Neanche il tempo di rilassarsi, che già un elicottero della Guardia Costiera si stacca dal molo per raggiungere il luogo dell'ammaraggio. "Eccolo che parte – grida un ufficiale elicotterista, che non riesce a contenere l'eccitazione –. Sono mezzi straordinari – dice con orgoglio – che conosco meglio di me stesso: 1.200 ore di volo sulle spalle, praticamente ho volato su tutti gli elicotteri della Guardia Costiera". Pochi minuti e una voce confusa tra le scariche elettriche avverte: "Qui Mike Tango, procediamo con il recupero dei feriti". 

Si pensa ai "feriti", ma anche alle difficoltà di chi è impegnato nelle operazioni in mezzo al Golfo. "Questi poveri ragazzi – spiega uno dei presenti in sala crisi – sono da due giorni a Napoli senza neanche il ricambio degli abiti. Appena finiamo li rimandiamo a casa". Qualcun altro si fa prendere dall'ansia: "Siamo come in una partita che vinciamo 2 a 0 a venti minuti dalla fine". E intanto una confezione di sei bottiglie d'acqua, poggiata su una scrivania, si sta velocemente esaurendo.  

Ma più si procede e più i volti sono distesi. Un capitano illustra in inglese a due colleghi della Guardia Costiera turca le varie fasi dell'operazione. I due fanno domande, scattano foto degli schermi con il cellulare. Intanto uno degli elicotteri torna sul molo, si sente il rotore anche dalla finestra della Capitaneria. "Adesso portano giù i figuranti", dice il capo reparto operativo Francesco Cacace, senza staccare gli occhi dallo schermo. 

"Tra poco sbarchiamo dieci naufraghi traumatizzati", urla qualcuno al telefono. Il più è fatto. Ma il maltempo non dà tregua e comincia a preoccupare. "Comandante, il mare si sta alzando", avverte un ufficiale, "dobbiamo liberare tutti".  Sono le 9,20. "Sì, comunica a tutti di tornare: missione compiuta". Uno degli addetti alla radio, si alza per sgranchirsi le gambe. "In poche ore, hai fatto il lavoro di un mese", gli dice sorridendo un collega.

Il comandante Renato Zurlo è visibilmente soddisfatto. "Trenta feriti sono stati tratti in salvo – dichiara –, alcuni tratti a bordo delle nostre navi, altri issati sugli elicotteri con il verricello. Giunti in porto, dopo i primi soccorsi in loco, sono stati avviati rapidamente alle varie strutture ospedaliere. L'operazione è perfettamente riuscita".