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16 aprile 2024, Aggiornato alle 15,53
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Sicurezza portuale, Fise-Uniport: "Armonizzare legge e professione"

Per l'associazione delle imprese portuali è fondamentale riconoscere le specificità delle professioni per aumentare la sicurezza sul lavoro


Per aumentare la sicurezza nel lavoro portuale bisognerebbe armonizzare le norme generali con quelle specifiche di queste attività, costituire un fondo per l'esodo anticipato e includere alcune professioni portuali tra i lavori usuranti, senza dimenticare la formazione. Sono le richieste avanzate da Fise-Uniport, l'associazione che rappresenta le principali imprese che operano in ambito portuale, nel corso di un tavolo convocato al ministero dei Trasporti sulla sicurezza del lavoro nei porti, a seguito degli incidenti mortali verificatisi a febbraio, nel giro di pochi giorni, nei porti di Trieste e Civitavecchia. L'incontro, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi, ha visto la partecipazione delle associazioni datoriali, delle organizzazioni sindacali e di rappresentanza del ministero del Lavoro e dell'Economia.

Nel corso del dibattito, il presidente di Fise-Uniport, Federico Barbera, ha evidenziato come gli incidenti di Trieste e Civitavecchia «non possono che spingere le nostre imprese, che pure molto hanno già fatto, a investire ulteriormente sulla sicurezza del lavoro all'interno dei porti. Molto resta da fare soprattutto dal punto di vista normativo. Già da oggi la nostra associazione è al lavoro per far avere quanto prima al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e a tutti i partecipanti al Tavolo tecnico  un dettagliato pacchetto di proposte. La sicurezza non è un optional ma è un pre-requisito anche per le imprese».