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Politiche marittime

Servizi tecnico-nautici, l'Ue rinuncia al libero mercato

Il Parlamento europeo ratifica una bozza improntata sulla trasparenza delle tariffe e dei fondi pubblici per le opere, lasciando libertà ai singoli Stati membri. I deputati: «Un singolo sistema non è appropriato»


a cura di Paolo Bosso 

È ancora presto per una normativa unica dei porti dell'Unione europea. Ieri il Parlamento Ue ha votato un pacchetto di emendamenti contenente «proposte di regolamento» su servizi tecnico-nautici, finanziamenti alle opere, condizioni di lavoro e formazione. Misure per di più improntate alla trasparenza nella gestione dei fondi e nella fissazione dei prezzi delle tariffe, abbandonando la linea iniziale che prevedeva una normativa unica per tutti, a cominciare dalla liberalizzazione dei servizi tecnico-nautici (pilotaggio, rimorchio e ormeggio), il cui progetto di riforma risale a qualche anno fa (ne abbiamo scritto nel 2012). Allora le intenzioni della Commissione Ue erano quelle di liberalizzare l'accesso al mercato nella fornitura dei servizi portuali, per esempio obbligando tutti i porti a pubblicare i bandi nell'affidamento delle concessioni. La decisione del Parlamento europeo di ieri stabilisce invece che «un singolo sistema non è appropriato, considerando che il sistema dei trasporti marittimi dell'Ue comprende molti modelli differenti», riferiscono i deputati in una nota. I modelli di gestione esistenti di ogni singolo Stato membro verranno così mantenuti. Ora la palla passa al Consiglio europeo, presieduto da Donald Tusk, che dovrà formulare il testo finale. Una volta redatto, il Parlamento Ue lo voterà e, se favorevole, lo ratificherà - si prevede entro l'anno - in una serie regolamenti giuridicamente vincolanti per tutti gli Stati membri.
 
«Siamo stati in grado di respingere un forzato libero mercato dei servizi portuali. Soprattutto in nome dell'incolumità e della sicurezza delle persone, i porti devono essere in grado di decidere la propria organizzazione dei servizi portuali», ha affermato Knut Fleckenstein, uno dei relatori della bozza, deputato tedesco per la Spd. «Per la prima volta - ha aggiunto -, nel corso delle lunghe discussioni sul pacchetto abbiamo avuti con noi i rappresentanti dei porti, dei gestori dei terminali e dei sindacati». Per la prima volta ha infatti partecipato un "Comitato consultivo degli utenti portuali" che dovrebbe essere permanente.

Requisiti minimi per i servizi tecnico-nautici
Il Parlamento europeo è favorevole a istituire norme comuni per gli Stati membri e per i gestori dei porti che desiderano limitare il numero di fornitori di servizi, fissare requisiti minimi o fornire loro stessi i servizi in qualità di «operatore interno».
Nella bozza del Parlamento Ue i requisiti minimi dei servizi tecnico-nautici si limitano alle qualifiche professionali volte a soddisfare sicurezza, esigenze ambientali e norme sociali nazionali. L'elenco dei «casi giustificati» in cui la fornitura di servizi può essere limitata include «la scarsità di spazio sulla costa», caratteristiche del traffico portuale e la necessità di fornire le operazioni portuali in modo «sicuro, protetto ed eco-sostenibile».

Trasparenza dei finanziamenti pubblici e nelle spese per l'utilizzo delle infrastrutture e dei servizi portuali
Deve essere istituita una contabilità separata per i finanziamenti con fondi pubblici. Per prevenire gli abusi dei prezzi in assenza di meccanismi di mercato, gli accordi tra fornitore e porto dovranno essere su tariffe «non sproporzionate» al valore economico dei servizi forniti e vanno fissati in modo trasparente e non discriminatorio. Le tariffe per l'utilizzo delle infrastrutture portuali devono essere impostate «in relazione alla propria strategia commerciale e di investimento del porto». Gli Stati membri devono designare uno o più organismi indipendenti per gestire i reclami.

Formazione del personale e condizioni di lavoro
Al personale dei porti vanno concesse le condizioni di lavoro nazionali, regionali o locali. Gli Stati membri devono garantire la loro formazione. Il Medi Telegraph riferisce che è rimasta la clausola sociale che obbliga il trasferimento del personale dei rimorchiatori. Il governo italiano aveva chiesto che la calusola fosse facoltativa.