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14 giugno 2021, Aggiornato alle 16,13
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Sei ro-pax da ordinare e un porto greco da gestire nel futuro di Grimaldi

Intervistato dai quotidiani, l'ad del gruppo napoletano ha accennato a una nuova commessa in corso. Fatturato miliardario ma in calo nel 2020. Prossimo passo, la gestione di Heraklion o Igoumenitsa

Emanuele Grimaldi

Tre multipurpose consegnate a gennaio e un nuovo ordine per altre sei in corso. Non si ferma il piano di espansione del maggiore armatore dei rotabili al mondo, il gruppo Grimaldi. «Guardiamo avanti, come sempre. L'anno scorso abbiamo avuto danni molto forti nella parte passeggeri e in quella automotive, con le fabbriche chiuse abbiamo dovuto fermare 15 navi. Ma siamo riusciti ad archiviare un bilancio positivo», afferma l'amministratore delegato del gruppo napoletano, Emanuele Grimaldi, intervistato da La Stampa e dal Secolo XIX.

Il 2020 si chiude con un fatturato di 2,8 miliardi, in salute ma con 400 milioni in meno incassati rispetto al 2019.

L'ordine per le sei navi è in fase di negoziazione con i cantieri cinesi. Saranno di nuova generazione, capaci di trasportare oltre 4 mila auto. Inoltre, il gruppo partecipa al piano di privatizzazione dei porti greci. Grimaldi è interessato a quello di Heraklion, acquisizione strategica visto che lì ha sede la controllata Minoan Lines con 700 partenze l'anno, ed è in gara per il porto di Igoumenitsa, anche questo scalo centrale dei ro-pax di Grimaldi.

Per quanto riguarda Tirrenia, gestita dalla Compagnia Italiana di Navigazione (CIN) di Vincenzo Onorato, tra pochi giorni, il 28 febbraio, scadrà la proroga della Convenzione con lo Stato, cosa che ha avuto come conseguenza immediata la chiusura della storica sede di Napoli. «Per quanto mi riguarda – spiega Grimaldi – quella convenzione è scaduta il 18 luglio scorso, tant'è che Tirrenia non ha più ricevuto soldi. Chiunque dovese firmare una decisione del genere rischierebbe il danno erariale. Ci sono rotte dove io impiego navi italiane e nuove», continua Grimaldi, mentre CIN «usa navi vecchie e prende soldi pubblici. Perché? La verità è che dovrei chiedere un risarcimento allo Stato com'è successo in Francia per le rotte sulla Corsica, chi ha gatto ricorso ha già vinto in primo grado. Non dobbiamo creare un altro caso Alitalia, non si mantiene in vita una compagnia facendo pagare più tasse agli italiani. E non parlo solo di Grimaldi, anche Apnte opera in Italia senza sussidi. Bisogna prendere atto senza indugi di questa situazione, perché le risorse pubbliche oggi più che mai servono al Paese, agli ospedali, ai servizi essenziali».

Tag: grimaldi