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18 maggio 2024, Aggiornato alle 18,37
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Politiche marittime

Scali evasivi, il punto debole delle quote di carbonio marittime

Il 13 marzo il Parlamento europeo vota sul sistema ETS delle navi. ESPO e Ferport sottolineano quanto sia importante definire il porto di scalo

Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo (European Parliament/Flickr)

Il prossimo 13 marzo il Parlamento europeo dovrebbe votare sull'accordo politico per la revisione del sistema di scambio di quote di emissione, l'Emission Trading Scheme (ETS). In vista di questa importante giornata, le associazioni europee degli armatori (ESPO) e dei terminalisti (Ferport) accolgono con favore i contenuti generali ma suggeriscono una modifica di sostanza che eviti i cosiddetti "scali evasivi", il buco normativo che permetterebbe alle navi di sottrarsi all'ETS.

Il sistema ETS in fase di revisione (un sistema di mercato basato sulle quote di carbonio delle società che le emettono, paragonabile al mercato finanziario basato sulle azioni societarie) si applicherà anche al trasporto marittimo. Dopo un periodo di introduzione graduale tra il 2024 e il 2026, richiederà alle compagnie di navigazione di presentare quote che coprano il cento per cento delle emissioni nei viaggi all'interno dell'Unione europea, cioè tra i porti del continente (escludendo quindi i viaggio diretti o provenienti al di fuori dell'Europa), e il 50 per cento delle emissioni sui viaggi extra-europei. ESPO e Ferport sottolineano che questo ambito di applicazione geografico potrebbe portare ai cosiddetti "scali evasivi", cioè quegli scali che, essendo extra-europei, permettono alla nave di non pagare l'ETS: è sufficiente che un servizio faccia un solo scalo al di fuori dell'Ue per essere considerato un viaggio al di fuori dell'Ue, anche se esso ha una serie di approdi consecutivi all'interno dei porti europei.

Questo buco normativo rende poco affidabile il sistema di scambio delle quote di carbonio in ambito marittimo, disincentivando per esempio le compagnie di navigazione a rendere più ecologiche le loro attività. Meno quote messe all'asta comportano meno entrate disponibili per finanziare la decarbonizzazione, la cui mancanza a sua volta, in un circolo vizioso, rende la vita più difficile alle imprese per decarbonizzarsi. Infine, secondo ESPO e Ferport gli scali evasivi influiranno negativamente sull'occupazione e sull'attività commerciale in alcuni porti dell'Ue e ne comprometteranno il ruolo strategico di snodi dei trasporti, delle energie rinnovabili e della connettività.

Fortunatamente, l'accordo politico in corso contempla questo rischio di evasione. Per esempio, una buona soluzione sembrerebbe quella di definire cosa sia un "porto di scalo", escludendo le soste nei porti di trasbordo container vicini all'Ue. Al fine di garantire un monitoraggio efficace della rilocalizzazione delle attività e delle emissioni di carbonio e adottare misure correttive tempestive, ESPO e Ferport sottopongono all'attenzione della Commissione europea e del Parlamento europeo cinque fattori:

Prevenire le evasioni
Sarà molto difficile invertire una tendenza all'evasione, una volta che il traffico sfrutterà naturalmente un eventuale buco normativo. La Commissione europea si affiderebbe ai dati AIS (il monitoraggio satellitare dei mercantili), a quelli delle dogane e a quelli del valore delle merci importate ed esportate: da sole sarebbero sufficienti indicare eventuali evasioni. Tuttavia sono tutti indicatori utilizi a identificarle solo una volta avvenute. Sarebbe quindi più utile trovare un sistema che le prevenga.

Distorsioni ed evasioni da parte di tutti i concorrenti non europei
La Commissione europea dovrebbe monitorare la diversione delle merci attraverso tutti i porti non Ue pertinenti, non solo quei porti in cui la quota totale del traffico di trasbordo di container supera il 65 per cento. Se la diversione delle merci avviene anche attraverso porti o terminal al di sotto di tale soglia, quest'ultima dovrebbe essere abbassata o abbandonata del tutto.

Coinvolgimento delle parti interessate
Le autorità portuali, gli operatori dei terminal ei sindacati dovrebbero essere coinvolti nel monitoraggio dell'impatto dell'EU ETS nel trasporto marittimo ed essere costantemente consultati su possibili tendenze evasive. Sia l'European Port Forum che l'European Sustainable Shipping Forum dovrebbero svolgere un ruolo consultivo per la Commissione europea a questo riguardo.

Approccio olistico
Nel monitorare gli impatti dell'EU ETS Maritime, l'attenzione dovrebbe essere rivolta agli impatti cumulativi del pacchetto Fit for 55. Ciò è particolarmente vero nel caso del FuelEU Maritime. Occorre considerare l'impatto dell'attuale impennata dei prezzi dell'energia sulla posizione competitiva dei porti nell'Ue, nonché le politiche commerciali e di aiuti di Stato dei concorrenti dell'Ue.

Utilizzare strategicamente i proventi dell'EU ETS
La decarbonizzazione del settore richiederà investimenti significativi in ​​infrastrutture di rifornimento nei porti, nonché adeguamenti della sovrastruttura portuale. I proventi dell'ETS marittimo sosterranno bandi dedicati nell'ambito del Fondo per l'innovazione. Per ESPO e Ferport una parte significativa dei proventi dell'ETS dovrebbe essere investita nei porti dell'Ue tramite scali Ue e nazionali dedicati. Le entrate dovrebbero essere assegnate agli Stati membri dell'Ue in base agli scali portuali per garantire che gli investimenti nella decarbonizzazione possano essere effettuati nei luoghi in cui si verificano le emissioni.

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