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Infrastrutture

Quanti e dove sono gli impianti di riciclaggio navale autorizzati dall'Unione europea

43 cantieri complessivi distribuiti in 15 Paesi. Quelli che ne ha più di tutti non è europeo. L'Italia ne ha uno, a Genova

Un operaio dei cantieri San Giorgio del Porto, a Genova, mentre pulisce un'ancora (U.S. Naval Forces/Flickr)

di Paolo Bosso

43 centri complessivi distribuiti in 15 Paesi, di cui due extra-europei, con la Turchia che conta il maggior numero di impianti autorizzati. Si presenta così l'elenco degli centri di riciclaggio delle navi autorizzati dall'Unione europea fino ad oggi, con l'ultimo aggiornamento risalente a novembre scorso.

La lista completa dei cantieri di riciclaggio navale autorizzati dall'Unione europea

Istituito nel 2016 con 18 impianti in dieci paesi tutti dell'Unione europea, l'elenco nasce con lo scopo di disincentivare lo smantellamento selvaggio a basso costo, tramite spiaggiamento, che viene massicciamente utilizzato  in Pakistan, India e Bangladesh, in condizioni lavorative disastrose, molto pericolose per la salute e l'incolumità degli operai, con decine di morti bianche ogni anno e una ONG Shipbreaking Platform, a riferire con bollettini periodici i principali incidenti.

Alla base di tutto, sono le autorità nazionali degli Stati membri a indicare all'Ue quali sono le strutture idonee. L'Italia conta un solo centro autorizzato per lo smantellamento delle navi, quello di San Giorgio del Po1rto, a Genova. Il paese con più impianti è la Turchia, pari a 8, seguono la Norvegia (7), la Danimarca (6), Francia e Lituania (4), Paesi Bassi e Regno Unito (3), infine Belgio, Estonia, Spagna, Lettonia, Portogallo e Finlandia con uno.

Paesi Ue autorizzati
Norvegia 7
Danimarca 6
Francia 4
Lituania 4
Paesi Bassi 3
Regno Unito 3
Belgio 1
Estonia
Spagna 1
Lettonia 1
Portogallo 1
Finlandia 1
Italia 1

Paesi terzi autorizzati
Turchia
8
Stati Uniti 1

Indipendentemente da dove si trovi, anche fuori dall'Unione europea, qualsiasi impianto che voglia essere autorizzato deve soddisfare una serie di requisiti, in particolare ambientali (smantellamento, smaltimento, recupero e riciclo degli scarti) e lavorativi, garantendo la massima sicurezza possibile per le persone, alle prese con enormi apparati che possono arrivare a stazze di oltre centomila tonnellate. Devono essere cantieri capaci di rispondere rapidamente alle emergenze, inquinare il meno possibile, soprattutto la zona intercotidale (quella compresa tra la bassa e l'alta marea, il bagnasciuga in altre parole); avere suoli impermeabili ed efficaci sistemi di drenaggio. Anche la nave, di per sé, può essere considerata il suolo su cui viene smantellata, purché non rilasci senza controllo sostanze pericolose. Infine, deve avere strutture edificate specifiche come bacini di carenaggio, sollevatori, pensiline, pontoni, banchine, etc. Quest'ultima voce dovrebbe essere scontata ma si consideri che i centi di smantellamento più economici sono proprio quelli che fanno meno uso di strutture fisse, lasciando il grosso del lavoro all'aperto, sulla spiaggia. La prima linea guida dell'Ue risale ad aprile 2016. Segue il diritto internazionale dell'IMO, il quale a sua volta ha come base la Convenzione di Basilea del 1989 sui rifiuti pericolosi e la Convenzione di Hong Kong per lo smantellamento delle navi, adottata dall'ONU nel 2009. Maggiori dettagli sui requisiti sono disponibili qui

Gli impianti di riciclaggio di Paesi terzi non Ue che si occupano di navi battenti bandiera Ue possono chiedere domanda di inclusione. In futuro potrebbero essere autorizzati cantieri in India e Cina, oltre ad altri turchi, stando alle domande che l'Ue ha ricevuto fino ad oggi.

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