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01 dicembre 2022, Aggiornato alle 17,51
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Porto di Napoli, riapre il varco Sant'Erasmo

Dopo diciassette giorni di disagi per l'autotrasporto, il 10 gennaio i cancelli tornano aperti. Musella (Cna-Fita): "Scelta illogica, bisogna razionalizzare i controlli". Russo (Fai): "Digitalizzare le procedure"

Il varco Sant'Erasmo del porto di Napoli

di Paolo Bosso

Il varco Sant'Erasmo del porto di Napoli riapre lunedì prossimo, 10 gennaio, dopo esser stato chiuso per diciassette giorni, dal 22 dicembre scorso, creando disagi enormi per gli autotrasportatori. Stamattina un vertice in Autorità di sistema portuale del Tirreno Centrale, con il presidente Andrea Annunziata che ha interloquito con i sindacati del settore, Fai-Conftrasporto e Cna-Fita, rassicurandoli sull'apertura del varco da parte della Guardia di Finanza.

La chiusura del varco Sant'Erasmo non è la prima volta che accade, solo l'anno scorso è successo almeno un paio di volte, per via anche di lavori di asfaltatura. Oggi è accaduta in un periodo di picco di traffico e consegne per i mezzi pesanti, quello festivo, a cavallo tra Natale e la Befana. Le ragioni, a quanto affermano autorità e imprese, sono due: lo spostamento del personale della Guardia di Finanza sul terminal traghetti per rafforzare i controlli, e l'aumento di assenze dovute al covid. Ma ci sono anche delle negligenze alla base, secondo Ciro Russo, segretario regionale della Fai-Conftrasporto. «È grave il fatto che l'autorità portuale non ci abbia avvisato. Il personale della Guardia di Finanza è colpito da assenze per malattia, ma è compito dell'autorità portuale quello di mantenere operativo un porto. Evidentemente era impegnata a recuperare le ferie accumulate durante l'anno». Al di là della polemica, Russo, come gli altri sindacati del settore, sottolinea l'impellenza di «una gestione più razionale del flusso merci dei mezzi pesanti da parte delle autorità di controllo e di gestione. Bisognerebbe digitalizzare i controlli. In un porto compresso come quello di Napoli queste carenze rendono la situazione ingestibile, con code lunghissime, attese senza fine e autisti sotto pressione».

Anche per Attilio Musella, coordinatore Cna-Fita Campania, la chiusura improvvisa senza preavviso è stata spiazzante per un porto che ogni anno movimenta centinaia di migliaia di mezzi pesanti, che in uscita passano proprio per il Sant'Erasmo. «A parte la scelta illogica di chiuderlo - afferma Musella – quella di svuotare il presidio di Sant'Erasmo ci lascia senza parole. In tempi normali sarebbe stata una scelta necessaria per aiutare i controlli sul lato del terminal traghetti, ma da quando c'è la pandemia non c'è più uno spostamento tale di persone e automobili da giustificarlo».

Nel porto di Napoli, secondo i dati più recenti, il volume dei mezzi pesanti è di circa 580 mila all'anno in transito, cioè circa 1,600 al giorno. Un flusso che, soprattutto nell'ora di punta pomeridiana, tra le 15 e le 20, si incrocia con quello urbano. Siamo nella zona di Levante, tra via Marina e il varco Sant'Erasmo e il traffico che si accumula è notevole. In questa situazione, oltre la viabilità, è diventato un problema anche la sosta dei container. Per tutta questa serie di criticità, gli autotrasportatori hanno lavorato a uno studio di fattibilità per decongestionare l'area.

Le proposte avanzate a più riprese sia dai Fai-Conftrasporto che da Cna-Fita per migliorare la viabilità riguardano un accordo stipulato tra imprese, terminalisti e autorità di controllo a luglio 2018 e ancora in parte disatteso. Le iniziative che l'utenza attende ancora di vedere concretizzate sono tre: tracciabilità dei controlli, per cui a entrare in porto sono solo le imprese autorizzate; velocizzazione dei controlli, per esempio utilizzando telecamere di lettura invece della registrazione a vista; infine, lo spostamento dei controlli in uscita e su un solo varco, così da evitare la ridondanza dei controlli e il conseguente aumento del traffico.

Secondo Ciro Migliaccio, titolare della Autotrasporti Migliaccio Vincenzo & C. e membro di Unitraco, consorzio di imprese di autotrasporto dei container con a capo Musella, «non c'è coordinamento dei soggetti preposti ai controlli, terminal portuale, dogana e guardia di finanza. In un momento di forte afflusso delle merci ci sono stati disagi enormi per tutto il funzionamento del porto».