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01 ottobre 2020, Aggiornato alle 13,28
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Infrastrutture

Porto di Napoli, 9 opere aspettano il presidente

Il nuovo presidente Spirito dovrà occuparsi di nove cantieri in progetto da anni: dai dragaggi alla darsena di Levante, passando per strade e ferrovie


di Paolo Bosso 
 
Con l'arrivo di Pietro Spirito alla presidenza della nuova Autorità di sistema portuale di Napoli e Salerno, lo scalo partenopeo sta per uscire dal più lungo commissariamento della sua storia: ad oggi, 1,328 giorni, tre anni e quasi otto mesi. «Un lunghissimo periodo di gestione complicata, se non impossibile. Non tanto per i commissari che si sono succeduti (quattro: Dassatti, Angrisano, Karrer, Basile, ndr), quanto per la figura del commissario in sé che non può garantire continuità e programmazione», sintetizza il segretario dell'Autorità portuale di Napoli, Emilio Squillante. «Ma in questi tre anni – continua - qualcosa abbiamo fatto, preparando il terreno alla nuova dirigenza che verrà, che si vedrà nove opere già programmate, alcune delle quali anche ultimate». 

1. completamento della rete fognaria
2. ristrutturazione delle strade e ripristino dei tracciati ferroviari
3. bonifica degli ordigni bellici nei fondali
4. rilevamento dei reperti archeologici sottomarini
5. allestimento dei reperti nel palazzo dell'Immacolatella Vecchia adibito a cantiere di restauro
6. messa in sicurezza della darsena Marinella
7. efficientamento energetico "con l'utilizzo di fonti alternative"
8. prolungamento Diga D'Aosta 
9. dragaggio dei fondali con deposito in cassa di colmata della darsena di Levante. 

Il totale degli investimenti ammonta a circa 148 milioni di euro, finanziati dall'Ue che ne ha approvato 154,2 milioni (programmazione 2014-2020), di cui circa 6 milioni già impegnati in attività "propedeutiche", di preparazione. Di questi nove, l'unica opera completata al momento è la bonifica degli ordigni bellici, costata 2 milioni di euro, contestuale al recupero del parco archeologico sommerso (4) - in via di ultimazione - e alla trasformazione dello storico palazzo dell'Immacolatella in cantiere di restauro e galleria espositiva dei reperti trovati sottacqua (5). «Per l'Immacolatella la gara è agli sgoccioli - assicura Pasquale Cascone, dirigente area tecnica dell'authority - stiamo verificando le offerte anomale (eccessivamente al ribasso, ndr). Ma quello che temiamo di più sono i ricorsi, che pesano come una spada di Damocle su tutte le opere da appaltare». In via di ultimazione sono un'altra serie di interventi: segnaletica stradale, consolidamento del molo dell'Immacolatella Vecchia (lato Piliero), il secondo stralcio per l'adeguamento della darsena di Levante a terminal contenitori, la manutenzione della rete stradale e dei piazzali del porto (piazzale Carmine, via dei Bacini, via del Lavoro portuale, viale Vesuvio, calata Vittorio Veneto). Infine, stanno per essere ultimati i lavori di ripristino dello scalzamento al piede del tratto di banchina al molo Angioino, lato Levante.
 
Tanta crisi, tanti bandi, troppi partecipanti 
Ad ogni bando si presentano decine di imprese. Per il dragaggio dei fondali ne sono state 21 (il 31 ottobre è terminata la fase di pre-qualifica), di cui molte nella forma di Associazione temporanea di imprese. Solo per i lavori alla banchina 33b si sono fatti avanti in 18. Un numero esorbitante che gli uffici dell'Autorità portuale faticano a scremare. «Tende ad aumentare anche il numero di imprese importanti», sottolinea Cascone. «È il segno della crisi economica: c'è poco lavoro e ogni bando è benedetto», osserva Squillante.
 
La questione dragaggi
L'opera più importante, per costi e conseguenze strategiche, è il dragaggio dei fondali (9) che permetterà l'ingresso di navi più grandi. Ammontano a circa 45 milioni e i tempi di realizzazione, più che tecnici, sono politici. Con un porto commissariato e all'interno di un Sito di Interesse Nazionale (istituzione ormai ridimensionata dopo un lungo periodo di speculazioni) pochissimo è stato fatto, se non una serie infinita di carotaggi per verificare un rigorosissimo parametro di permeabilità della cassa di colmata dove riversare i materiali di risulta dell'escavo. Il ripristino della governance sarà quindi determinante per avviare quest'opera, soprattutto attraverso un'efficace negoziazione ministeriale che senza una dirigenza portuale consolidata è risultata impossibile. Perché c'è una burocrazia folle in gioco che soltanto un'authority strutturata con capo e coda può affrontare. «C'è da fare il collaudo della cassa di colmata per accogliere i materiali dragati. Il paradosso è che saranno fatti con i criteri della vecchia legge, quelli del famigerato "coefficiente K" di impermeabilità, quando ora la procedura è decisamente più semplice», commenta Cascone.

Burocrazia e insufficienza di personale saranno i problemi principali che il prossimo presidente dovrà affrontare. Il piano di efficientamento energetico (7), per fare un esempio, è stato affidato in parte a una consulenza esterna perché le risorse interne del porto non bastano. «A leggere i giornali, il dragaggio sarà la panacea di tutti i mali del porto. Ma anche le strade interne e la segnaletica sono altrettanto fondamentali. La verità è che pur commissariato il porto è riuscito a fare qualcosa, perlomeno a preparare il terreno alla nuova Autorità di sistema», si difende il commissario Antonio Basile, in scadenza oggi.

La settimana prossima, informa l'authority napoletana, verrà inaugurata la nuova banchina di Levante del Carmine (moli 29 e 30), ora consolidata e rafforzata. Costo 13 milioni. E chissà, magari con la bella notizia dell'arrivo del nuovo presidente.