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23 settembre 2022, Aggiornato alle 21,13
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Porto di Gioia Tauro, previsti 900 treni quest'anno

Il 2022 segna il definitivo avvio dell'intermodalità ferroviaria, dopo anni di sperimentazioni. Corigliano Calabro e Crotone promettenti siti eolici offshore

Il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, e il presidente del porto di Gioia Tauro, Andrea Agostinelli

Per Gioia Tauro questo è l'anno dei treni, cioè l'avvio dell'intermodalità ferroviaria dopo anni di sperimentazioni. Grazie ai quotidiani collegamenti avviati negli ultimi mesi tra gli hub di Bari, Nola, Padova e Bologna, tra gennaio e luglio il transito in porto ha registrato 423 treni, con una previsione di 900 convogli in un anno. Lo ha detto oggi il presidente dell'Autorità di sistema portuale calabrese, Andrea Agostinelli, al Meeting di Rimini, nel corso del convegno "Mare Nostrum: il Mediterraneo, nuovo nodo di connessioni", a cui ha partecipato, tra gli altri, anche il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini.

«L'Italia, in difformità agli esempi nordeuropei - ha detto Agostinelli - è da sempre caratterizzata da una "portualità diffusa", ove porti storici servono un interland limitrofo. Certamente ciò è stato indotto anche dalla orografia della penisola e delle sue isole. La Calabria ha, invece, una portualità atipica. Grandi porti, artificiali e recenti, salvo Crotone nella sua parte vecchia e Vibo Valentia Marina, sorti non per servire un tessuto produttivo diffuso seppur limitrofo ma per alimentare distretti industriali specifici, che, per noti motivi, non si sono mai insediati». 

Principale scalo di trasbordo italiano, oggi Gioia Tauro ha un'alta connettività grazie anche agli alti fondali, capaci di attirare traffici contenitori e automobilistici portati navi di ultima generazione. Lo scalo commerciale più vicino alla portualità nordeuropea. «Oggi - continua Agostinelli - si tratta di decidere se potenziare la capacità di portare container via ferro da Gioia Tauro al resto d'Italia, realizzando l'alta capacità ferroviaria. Non se ne parlerà prima del 2030, ahimè, ma l'ente portuale ha assolto pienamente la sua funzione».

Per quanto riguarda gli altri scali minori gestiti dall'autorità portuale, Agostinelli spiega che «stiamo immaginando per Corigliano Calabro e Crotone la produzione di parchi eolici off-shore. Ce ne sono tre in attesa di autorizzazione in Puglia e Calabria, con possibilità di servirne ulteriori anche all'estero. Strutture avveniristiche e all'avanguardia, installabili anche ad alte profondità poiché dotate di un corpo sommerso che garantisce galleggiamento autonomo. Queste turbine, alte come la Tour Eiffel, sarebbero interamente costruite e assemblate nei porti calabresi e poi traslate via mare nei parchi di produzione. Se Gioia Tauro è l'occasione per immaginare la nostra Rotterdam, che da sud alimenta il nord con l'eolico off-shore di ultima generazione, è l'occasione per garantire al sud un vantaggio energetico, creare una nuova filiera industriale, generare quantitativi enormi di energia rinnovabile e dare una opportunità irripetibile ad un territorio, se pensate che Corigliano è un porto moderno e da sempre abbandonato a sé stesso, un'immensa, inutilizzata cattedrale nel deserto. Una scelta strategica, soprattutto in termini occupazionali: questi insediamenti comporterebbero, per singolo parco eolico off-shore, 200 lavoratori diretti nei 5 anni di produzione e 100 lavoratori diretti nei 25 anni successivi di gestione».