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21 maggio 2024, Aggiornato alle 18,55
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Politiche marittime

Porti Campania, De Rosa (Smet): "Sulla frenata pesa l'inflazione"

L'operatore logistico salernitano auspica che la Banca Centrale Europea non alzi i tassi di interesse oltre il 4 per cento

Domenico De Rosa, CEO del gruppo Smet

Frena ancora il traffico merci nei porti di Napoli e Salerno, che nel primo semestre del 2023 registrano una flessione pari al 3,8 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

In particolare a Salerno nei primi sei mesi di quest'anno sono state movimentate complessivamente 6,519.665 tonnellate di merci, con una flessione del 5,7 per cento rispetto all'anno precedente. Ancora più critico lo scenario del trasporto ro-ro, che è la vocazione del porto campano: 111.244 unità rotabili, con un calo dell'8,3 per cento rispetto ai primi sei mesi del 2022.

«Non nascondiamo la preoccupazione per questa significativa flessione, che rappresenta a nostro avviso un indicatore economico fortemente negativo non solo per il Mezzogiorno ma anche per tutto il Paese», commenta Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET e uno dei principali operatori logistici della zona. «Si tratta infatti di un'ennesima brusca frenata, che in ultima analisi dobbiamo ricondurre all'eccessiva attenzione da parte della Banca Centrale Europea [BCE] al rientro dell'inflazione al 2 per cento e ad una politica monetaria di continuo rialzo dei tassi di interesse che ha sottratto risorse agli investimenti delle imprese e alla capacità di acquisto dei privati cittadini, danneggiando gravemente l'economia reale. Servono misure urgenti per favorire la ripresa».

«Operando regolarmente nei retroporti di Salerno e di altri scali del Mezzogiorno - continua De Rosa - vogliamo esprimere preoccupazione anche per la nuova normativa ZES, che crea una Zona Economica Speciale Unica per tutto il Sud Italia e stabilisce uno speciale credito d'imposta da cui però vengono esclusi settori produttivi strategici, tra cui quello dei trasporti. Confidiamo in modifiche adeguate, che possano attrarre investimenti collegati ai flussi commerciali internazionali. Ci auguriamo che la BCE non alzi i tassi di interesse oltre il 4 per cento toccato con l'ultima stretta di alcuni giorni fa e che già ad aprile 2024 possa avvenire un primo taglio. Ma certo è che la crisi energetica ha contribuito in maniera decisiva alla crescita dell'inflazione. Lo stesso aumento del
petrolio, che attualmente sfiora i 100 dollari al barile, rischia di infiammare nuovamente l'inflazione, proprio quando urge un cambiamento radicale nella politica monetaria perseguita dall'Europa».

Tag: salerno - economia