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19 ottobre 2020, Aggiornato alle 21,38
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Infrastrutture

Porti, all'estero ritengono il nostro sistema assurdo

Uno sguardo sulla portualità italiana di Tobia Costagliola ( DL News ) e un confronto con le grandi realtà europee


di Tobia Costagliola - DL News

Ultime (24 ottobre) notizie sulla riforma portuale, anche se ci spicciamo ci vorranno 15/20 anni per mettere a norma strutture e istituzioni. All'estero dicono che il nostro sistema è ridicolo e assurdo non può andare avanti così.


ANVERSA. Sono stato in Belgio per "diporto" e ho chiesto ad un amico belga di  spiegarmi come fosse organizzato il porto di Anversa (nella foto). La prima risposta è stata molto semplice: "Struttura puramente commerciale gestita da ‘commerciali' e ‘tecnici', senza politici, senza clientelismi, senza privilegi e senza discriminazioni. Studio, ricerca, aggiornamento sia tecnico che commerciale, con continuo monitoraggio dei cambiamenti in corso a livello mondiale. Tutti elementi che producono quella efficienza ed affidabilità che attirano i finanziamenti necessari agli investimenti che riescono sempre ad avere un adeguato ‘ritorno'. Inoltre, siamo molto attenti ai finanziamenti della Comunità Europea che cerchiamo di utilizzare velocemente su progetti già esistenti e non da inventare ad hoc" (prima bordata).


Altra domanda: "Ma lo Stato e i politici non intervengono mai?" Risposta: "Solo su nostre richieste ben precise e circostanziate, senza condizionamenti di nessun tipo e sempre nell'ambito delle regole comunitarie e per opere di reale utilità nazionale. Mi rendo conto che tutto ciò per voi italiani sembra impraticabile, a giudicare dalle informazioni che continuamente ci giungono dall'Italia. Siamo spesso ammirati e sorpresi per la validità di alcuni vostri progetti e alcuni vostri programmi che potrebbero procurarci qualche preoccupazione se foste capaci di realizzarli nei tempi annunciati (seconda bordata). Ma ormai ci siamo abituati al fatto che dopo tanti proclami e decisioni concrete è ben poco quello che viene realizzato. Noi qui riteniamo che il vostro sistema sia ridicolo ed assurdo; non potete andare avanti così! Eppure considerando la posizione geografica di alcuni porti e le potenzialità dei vostri territori dell'entroterra con strade, ferrovie, fiume e sistemi idroviari esistenti o da costruire, potreste, coprire il ‘gap' che vi separa dai porti del Nord Europa e diventare anche più competitivi. Dovremmo preoccuparcene, ma ci rendiamo conto che, anche se tutto partisse perfettamente, da domani, sarebbero necessari 15/20 anni per raggiungere il nostro attuale livello...ma, nel frattempo, noi non staremo a guardare e scommetto che saremo sempre più avanti di voi di 15/20 anni…" (terza  bordata).


RAVENNA - Purtroppo, ciò che sta succedendo in Italia sembra dar ragione al mio amico. Eravamo tanto fiduciosi nella Riforma dei Porti, primo passo avanti verso la riduzione o eliminazione di quel "gap" sopra citato ma le notizie che ci pervengono da Roma e da qualche porto sono piuttosto sconcertanti. Dopo l'annuncio della nomina dei primi tre presidenti di Autorità di Sistema Portuali (Trieste, Ancona e Taranto) si attendeva ad horas la nomina definitiva di tutti i presidenti ma, nonostante i nomi fossero stati già individuati, tutta la "procedura" sembra essersi improvvisamente arrestata. Andrea Moizo, da Ship2shore, anticipa coraggiosamente quello che molti pensano ma che nessuno osa dire: "La riforma, in vigore formalmente da metà settembre, è da allora rimasta al palo. Prima impantanata  nella melma del più vieto e squallido spoils system politico, poi, riferiscono fonti romane, inchiodata al veto di Palazzo Chigi. Ricevuta finalmente la lista dei nuovi 15 presidenti su cui da poco il titolare del Mit Graziano Delrio avrebbe trovato la quadra coi presidenti delle Regioni, l'avrebbe rispedita al mittente, adducendo la persistente assenza del decreto ministeriale che dovrebbe definire (attuando compiutamente quelle poche norme transitorie contenute nel decreto legislativo di riforma) la transizione al nuovo regime. Che sia vero, falso o un ulteriore escamotage per avvicinarsi al 4 dicembre, quando nei piani del governo la vittoria referendaria riporterà in capo a Roma l'esclusiva competenza sulla materia portuale, poco importa ". 


Altra sorprendente notizia riportata da A.Moizo: "Sui bilanci delle Ap tutta la schizofrenia della riforma. Contrordine ministeriale: i Comitati Portuali Morenti dovranno deliberare in pochi giorni la previsione di spesa per il 2017 delle Autorità di Sistema Portuali ".


È facilmente prevedibile la grande confusione, i disguidi, le difficoltà amministrative e contabili per questa decisione "dopo che nemmeno un mese fa lo stesso ministero aveva intimato alle AP di evitare ‘atti che per il contenuto o per la durata siano suscettibili di incidere sulle competenze relative alla programmazione e pianificazione dei nuovi enti'".


La Riforma Portuale, tanto necessaria già dal 1994 (cioè sin dalla data dell'ultima riforma), si poneva e si pone ancora l'obiettivo della semplificazione burocratica, la promozione di centri decisionali strategici (Autorità di Sistema  Portuali), riorganizzazione amministrativa, azioni per la logistica e portualità quali: semplificazioni su escavi e dragaggi nel "Collegato Ambientale", collegamenti "ultimo miglio" (ferrovie), revisione progetti superati e sblocco degli investimenti. Ebbene, dopo 10 anni di gestazione, ora è tutto fermo. Alcuni esempi significativi:


Ravenna: L'escavo del Canale Candiano, linfa vitale per il traffico del Porto, è ancora "opera morta". Nel frattempo, molti imprenditori fremono come cavalli scalpitanti al nastro di partenza. Uno per tutti : Milano Finanza del 15 ottobre riporta una intervista  al presidente della CMC di Ravenna (La prestigiosa Coop delle Costruzioni che opera a livello internazionale): "La sfida per il futuro dell'Italia inizia dai porti. E dal modo in cui sapranno intercettare il flusso di merci dall'est e smistarlo su gomma e su rotaia nel resto del Paese e dell'Europa. Proprio per questo a me piace pensare all'Italia come alla banchina del Mediterraneo', ha detto Massimo Matteucci, presidente del ‘general contractor' Cmc Ravenna. ‘Noi questa sfida siamo pronti a coglierla'".


Genova: Fermi investimenti per 340 milioni. Marco Imarisio, sul Corriere della Sera del 22 ottobre riporta: "Sembrava una formalità. Invece i funzionari del ministero delle Finanze, nelle vesti di Revisori dei conti, hanno bloccato investimenti per 340 milioni di euro, da spendere subito per migliorare le strutture, bloccando il rinnovo delle concessioni per tre terminal del Porto di Genova. A leggere le motivazioni del diniego, la causa principale dello stop è proprio l'imminenza della riforma e del futuribile nuovo regolamento degli ‘appalti' per i terminal, allo studio del Parlamento da circa 10 anni. Ma c'è un piccolo dettaglio che non torna. Il primo della classe, quello che aveva fatto i compiti a casa, è stato l'unico a finire dietro la lavagna. A Genova hanno adottato procedure più severe, pubblicità più vasta e prolungata e attribuzioni più ‘tirchie' ai vari terminalisti, che hanno avuto in dote meno anni di concessione a fronte di maggiori investimenti.


TRIESTE. "Nell'ultimo anno – continua Imarisio sul Corsera – il porto di Trieste ha dato una proroga di 60 anni a fronte di investimenti per 180 milioni di euro e un'altra da 50 anni per 33 milioni, limitandosi a una pubblicità a favore di eventuali offerte concorrenti esposta per 20 giorni all'albo pretorio dell'ente. Il porto di Livorno ha concesso 10 anni a un terminalista in cambio di 11 milioni. E così hanno fatto La Spezia, Savona, Napoli, sempre affidandosi a procedure di avviso più veloci e circoscritte. […] Come dicono i manager di Assiterminal, ‘gli altri scali nostrani ridono'. Ma le risate più grasse sul sistema Italia le stanno facendo i porti di Anversa, Rotterdam, Amburgo, che ogni giorno competono con Genova per attrarre traffico dal nord Europa". Come si vede, tutto  rientra nel "ridicolo" di cui parla sopra il mio amico belga.


Quanto sopra descritto è piuttosto preoccupante e deludente. E se il 4 dicembre vincesse il NO? Tutto dipenderà dai nuovi scenari che ne conseguiranno e, naturalmente, mentre si darà corso ad una nuova riforma o ad un modifica di quella già pronta, passerà altro tempo, i porti continueranno a "languire", "i cavalli a scalpitare" e il mio amico belga, insieme a tutti i porti del Nord Europa, continuerà a ridere…