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Politiche marittime

Pirateria, torna l'allarme nel Golfo di Guinea

In un anno attacchi raddoppiati. Per Bimco il fenomeno rientrerà quando la Nigeria collaborerà maggiormente con le marine internazionali

15 maggio 2015. Militari nigeriani arrestano presunti pirati che hanno dirottato una nave a Bayelsa, in Nigeria

La pirateria del Golfo di Guinea, grande insenatura dell'Africa occidentale in cui affacciano dieci paesi, ha raggiunto di nuovo un livello critico. «Per farla breve, l'alto livello di pirateria e di attacchi a mano armata nel Golfo di Guinea è inaccettabile. Sta accadendo ogni giorno e non si tratta del solito business. Dobbiamo agire ora». A riferirlo è Grahaem Henderson, vicepresidente della Shell Shipping & Maritime, il comparto marittimo della multinazionale olandese, che ha partecipato con la comunità marittima internazionale al summit del 7 giugno a Londra sulla sicurezza marittima organizzato dall'International Maritime Organization. Oltre agli stati membri dell'organismo ONU, c'erano rappresentanti di BIMCO, IMCA, ICS, ITF e OCIMF.

«La pirateria nigeriana colpisce principalmente una piccola area circa 150 per 150 miglia nautiche. Il problema può essere risolto facilmente e rapidamente, specialmente se la Nigeria collabora con le marine internazionali. La Nigeria è la chiave per risolvere questo problema», secondo Jakob Larsen, capo della sicurezza di Bimco. Il Golfo di Guinea è un importante centro di approvvigionamento del petrolio, proveniente soprattutto dalla Nigeria. Petrolio che fa gola al mercato nero che si procura il greggio anche dai mercantili, sequestrando la nave e l'equipaggio. Negli ultimi anni gli attacchi erano sensibilmente calati, in seguito a un deciso intervento militare delle forze ONU, soprattutto verso il corridoio Asia-Europa che passa per il Golfo di Aden (Est Africa), dove oggi praticamente i pirati non ci sono più. La zona della Guinea, invece, è sempre stata più calda, caratterizzata com'è dal transito di un prodotto molto prezioso. 

Quanti sono i pirati della Guinea
Secondo l'International Maritime Bureau nel 2018 gli attacchi nel Golfo di Guinea sono raddoppiati, aumentando rapimenti, riscatti e rapine a mano armata. Bertrand Monnet, professore dell'EDHEC Business School di Roubaix, in Francia, ha fatto ricerche sul campo, intervistato i pirati e calcolato che in tutto dovrebbero essere dieci i gruppi responsabili dei principali attacchi di questo periodo, tutti ben organizzati. Uno di questi è stato raccontato da Branko Berlan, dell'International Transport Workers Federation. «Il primo indizio è stato un colpo alla porta della mia cabina, poi sono comparsi due uomini armati di fucili», racconta. L'attacco era guidato da terra, dov'è stato portato l'equipaggio rapito e da lì chiesto il riscatto.

Dakuku Peterside, direttore e amministratore delegato della Nigerian Maritime Authority and Safety Agency, ha spiegato che sono in corso iniziative per migliorare le difese della Marina nigeriana, cosa che secondo lui permetterebbe un miglioramento netto della situazione nel giro di qualche mese. «Dobbiamo lavorare insieme ma non possiamo scegliere soluzioni imposte», ha detto, ricordando che la Nigerian autohirty e la Marina del Paese ospiteranno ad ottobre una conferenza sulla sicurezza marittima globale con lo scopo di rafforzare le collaborazioni regionali e internazionali. Gli esempi più virtuosi vengono dalle Marine spagnola e statunitensi. La Spagna lo scorso mese è intervenuta nella Guinea equatoriale per salvare i suoi marittimi da un attacco e gli Stati Uniti hanno iniziato a imbarcare forse dell'ordine sui mercantili che passano in quell'area.

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fonte: The Maritime Executive

Tag: pirati