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08 agosto 2020, Aggiornato alle 12,18
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Politiche marittime

Pirateria e inquinamento, la videointervista all'IMO

Colloquio con il segretario dell'International Maritime Organization Koji Sekimizu. Le normative ECA, gli attacchi pirata in Africa, l'immigrazione nel Mediterraneo

Pirateria e leggi internazionali sulla navigazione, ma soprattutto tanto ambiente. È l'International Maritime Organization (IMO), agenzia ONU responsabile della sicurezza e della salvaguardia della vita in mare. Da qui ai prossimi sei mesi l'aspetta un forte impegno sul fronte ambientale. A partire dal primo gennaio 2015 il limite di zolfo (Sox) per le navi che transitano nel Mare del Nord – due tra i mari più trafficati al mondo - scenderà allo 0,5% per millilitro (attualmente è al 3,5%). È L'Emission Control Areas (ECAs), una restrizione enorme per l'industria marittima e gli armatori, che se da un lato sono impegnati a mettersi in regola con grossi investimenti in nuovi motori o nuove navi, dall'altro stanno cercando in tutti i modi, e questi prossimi sei mesi saranno decisivi, di ottenere se non delle proroghe per lo meno un certo grado di tolleranza. Una negoziazione impegnativa per il segretario generale dell'IMO, il giapponese Koji Sekimizu, a capo di quella che si potrebbe definire le "Nazioni Unite del mare". Ora che ha finito di gestire l'emergenza pirateria in Somalia, che ha impegnato non poche risorse militari e diplomatiche, ce n'è un'altra che deve fronteggiare, quella legata agli interessi economici e ambientali dietro le nuove normative ECA.

Di seguito la videointervista di Informazioni Marittime. Un estratto scritto si trova qui.