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06 dicembre 2021, Aggiornato alle 20,55
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Politiche marittime

Pesca, in calo la pressione sugli stock di Mediterraneo e Mar Nero

Tra il 2014 e il 2018 lo sfruttamento eccessivo è sceso al 75 per cento (era all'88%). Nasello e rombo ripopolano i mari. Il report della FAO

(SoMFI)

Dopo decenni di crescenti pressioni sugli stock ittici e gli ecosistemi marini del Mediterraneo e del Mar Nero, sembra che le cose stiano per cambiare. Stando a un nuovo rapporto della Food and Agricolture Organization (FAO) delle Nazioni Unite, pubblicato oggi (State of Mediterranean and Black Sea Fisheries, SoMFi 2020), tre quarti degli stock ittici di queste regioni continuano a essere interessati da una pesca eccessiva ma dal 2014 al 2018 si è scesi dall'88 al 75 per cento. E se si tiene conto delle popolazioni valutate di recente, il numero di stock ittici con elevati livelli di biomassa relativa è raddoppiato rispetto alla precedente edizione della pubblicazione FAO, la SoMFi 2018, rapporto biennale.

Scarica il rapporto completo della FAO

Per la prima volta nell'arco di decenni il Consiglio generale per la pesca nel Mediterraneo (GFCM) della FAO ha registrato una tendenza positiva, anche se lo sfruttamento eccessivo resta. Tra gli esempi più importanti si annoverano il nasello, che nel Mediterraneo mostra segni di recupero, e del rombo chiodato del Mar Nero, di cui si è osservata una diminuzione del tasso di sfruttamento via via che la biomassa riproduttiva andava ricostituendosi negli ultimi quattro anni.

Una bella notizia, «pur nella consapevolezza che vi sia ancora molto lavoro da fare per poter rendere sostenibile il settore della pesca nella regione, siamo tuttavia lieti di cominciare a intravedere un'inversione di rotta dei trend più preoccupanti», commenta Abdellah Srour, segretario esecutivo del GFCM. Islem Ben Ayed, presidente dell'associazione tunisina per lo sviluppo della pesca artigianale, spiega che stock ittici stabili non rendono solo la pesca sostenibile ma sorreggono l'occupazione, garantiscono un'alimentazione sana e salvaguardano «il patrimonio culturale delle nostre comunità costiere per le prossime generazioni».

Un po' di numeri sulla pesca
Sono dieci i piani di gestione della pesca pluriennali attualmente in vigore, che coinvolgono oltre 4 mila pescherecci che con la loro attività nei due mari si calcola che apportano un valore economico annuo complessivo di 9,4 miliardi di dollari. Nel Mediterraneo e nel Mar Nero le attività di pesca creano 225 mila posti di lavoro nelle sole imbarcazioni e contribuiscono alla sussistenza di circa 785 mila persone. In Tunisia, Croazia e Marocco si conta quasi un pescatore ogni cento persone per quelle residenti nelle aree costiere. La pesca su piccola scala, pur rappresentando il principale tipo di pesca nella regione, con una stragrande maggioranza di pescherecci (83 percento) e di posti di lavoro correlati (57 percento), concorre soltanto per il 15 percento al totale delle catture. I pescatori artigianali del Mediterraneo e del Mar Nero generano meno del 30 percento dei redditi complessivi derivanti dalla pesca, conducono un'esistenza segnata dall'incertezza e sono più vulnerabili ai problemi o alle crisi impreviste come la pandemia COVID-19. Quasi la metà dei lavoratori ha più di 40 anni e soltanto il 17 percento ha meno di 25 anni. 

Lo scorso novembre i ministri della regione del Mediterraneo e del Mar Nero si sono impegnati politicamente con la dichiarazione "MedFish4Ever" e con la Dichiarazione di Sofia, allineandosi alla strategia di GFCM per i prossimi cinque anni.

I membri del GFCM sono 28: Albania, Algeria, Bulgaria, Cipro, Croazia, Egitto, Francia, Grecia, Israele, Italia, Libano, Libia, Malta, Marocco, Monaco, Montenegro,  Romania, Slovenia, Spagna, Siria, Tunisia, Turchia, Unione europea; più cinque non contraenti: Bosnia-Erzegovina, Georgia, Giordania, Moldova, Ucraina.
 

Tag: pesca - ambiente